DUE NOTE SULL'ODISSEA DI NOLAN di. mario. domina. bottedidiogene wordprogres
leggete se vi va la mia umile recensione
https://riportandoacasa.blogspot.com/2026/08/chiha-detto-che-un-fil-mediatico-sia.html
Dopo la. mia. recensione , vedere.urlsopra , mi. sono. come. suggerito. da Mario domina. della. bottedidiogene. .wordpress
La vera domanda da farsi sulla trasposizione cinematografica di un’opera come l’Odissea riguarda la sua possibilità. La scommessa di Nolan stava tutta qui: come “trascrivere” in immagini un’opera così complessa, sfuggente e in buona parte intrascrivibile?
E. dalla sua riposta. Nlan. ci. è. riuscito. abbastanza. egregiamente
A ben vedere la risposta è semplice: rimuovendone, o riducendone ai minimi termini, la letterarietà, il gusto per la narrazione, la centralità del linguaggio, la dissimulazione, il tema - fondamentale - del disconoscimento/riconoscimento. E potenziando fino al parossismo gli elementi immaginifici, sensibili, materiali, materici.
Ciò che in lettura fila liscio come l'olio, quasi leggiadro, in una trasfigurazione visiva può essere reso come faticoso, ostico, pesante, grave come la materia - e, specie nella prima parte, Nolan ha reso con maestria alcune di queste scene, che quasi si possono toccare con la vista.
Su tutto domina il trauma della guerra - una guerra sporca, brutale, che non risparmia nessuno e che non ha nulla di nobile o aristocratico, nessuna virtù guerriera, e che si risolve anzi in un bagno di sangue grazie ad un inganno (altro che “astuzia”: e di fatti Dante collocherà Ulisse e il suo compagno Diomede all’inferno).
Ne segue un viaggio di perdita e di oblio, di mostri e di senso di colpa (qualcuno ha provato, credo con qualche ragione, a dare una lettura essenzialmente fondata sul senso di colpa di Ulisse, fino a spiegare la battaglia finale contro i Proci come una sorta di delirio mentale).
Ma torniamo alla tesi iniziale, che credo sia suffragata da almento tre rimozioni cruciali operate dalla sceneggiatura (vado a memoria, non sono andato a controllare il testo): l’episodio alla corte dei Feaci, dove avviene la narrazione delle disavventure da parte di Ulisse (che invece Nolan preferisce trasfigurare come uscita dall’oblio settennale della relazione con Calipso); la più che opportuna eliminazione del gioco linguistico su “Nessuno” nell’episodio di Polifemo; la riduzione all'osso (anzi, direi al nulla) dei dialoghi tra Ulisse e Penelope, soprattutto per quanto concerne il tema del riconoscimento.
Da questo punto di vista un grande difetto (ma forse voluto) dell’interpretazione di Matt Damon (e della scelta di Nolan) è la totale monoespressività della figura di Ulisse, che invece nel poema è perennemente cangiante, secondo una precisa dialettica di dissimulazione, invecchiamento, ringiovanimento e ripresa di vigore.
Veniamo, brevemente, ai pregi maggiori del film: gli episodi di Polifemo, di Circe, di Scilla e Cariddi, delle Sirene e dell’Ade, sono dei vertici cinematografici ed immaginifici. Davvero bellissimi. Polifemo fa paura, soprattutto in quel suo incombere muto e indecifrabile. La metamorfosi dei compagni di Ulisse in porci operata da Circe è stupefacente (qui si tocca un vertice di quel che designavo come estetica del “materico”); notevolissimo anche l'episodio delle Sirene, che si intravvedono appena e il cui canto non può e non deve essere ascoltato (se non dall’inconscio devastato di Ulisse).
Elementi deboli del film: tutta l’ultima parte, in particolare la battaglia dei pretendenti, è poco riuscita, a tratti quasi pacchiana; la chiusa del film con Ulisse e Penelope che viaggiano verso il sole è deludente se non penosa. Ma una volta che hai scelto una certa chiave di lettura non puoi che essere conseguente a arrivare fino in fondo - e il fondo è la pacificazione di Ulisse, la guarigione dal suo senso di colpa, il viaggio a Nord per rendere onore ai caduti. Non può certo essere il viaggio dantesco della conoscenza, fino a forzare le Colonne d’Ercole.
Un punto di forza della scelta di Nolan è di non avere per nulla complicato (sia in termini spaziotemporali che psicologici) un materiale già complesso, diseguale ed incandescente qual è il testo omerico. Che va letto in quanto tale, così come il film va visto come tale - e devo dire che si tratta di una sorta di “opera popolare”, che non a caso stanno vedendo tutti (magari non solo per ragioni di marketing).
Ultimo appunto in forma di domanda: è riuscito Nolan a trasmetterci una qualche forma di pathos?

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