Per salvare Isabella Marsilio dalla coltellata di un suo studente non è servita la remigrazione. È servito il coraggio di un ragazzo nato nella Repubblica del Congo.



Leggo su Fb. che la. prof. accoltellata    pubblica.tali post 



Ora sorvolerei sull’immagine di Almirante come “foto-profilo”… perchè ciascuno \a di noi può credere in quel. che. vuole ed. avere. un punto di riferimento. diverso. dal nostro . Ma un’insegnante che apostrofa come “maranza” i ragazzini asociali, augurandosi che vengano rispediti al loro Paese il più presto possibile, secondo me, è una pessima insegnante !

Infatti concordo. con. 
Mimmo Stolfi
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3 h ·

Un tredicenne che ha bloccato l’aggressore e le ha salvato la vita. Lei lo ha ringraziato nel modo peggiore possibile: ribadendo le proprie idee contro gli immigrati. Intervistata dopo essere stata dimessa, Marsilio ha dichiarato che le sue convinzioni sulla remigrazione restano immutate. Il ragazzo congolese, ha spiegato, "ha tutti i diritti per stare qui". Lui sì. Gli altri li vorrebbe deportare.La violenza che ha subito è terribile e merita una condanna senza riserve. Essere vittima, però, non trasforma il razzismo in un’opinione rispettabile. E il coraggio di quel ragazzo rende ancora più oscena la pretesa di dividere le persone di origine straniera tra quelle alle quali concedere magnanimamente il diritto di restare e quelle da cacciare. La remigrazione non è un modo più severo per chiedere il rispetto della legge. È l’eufemismo con cui l’estrema destra indica espulsioni di massa rivolte anche a persone regolari, naturalizzate o nate nel Paese. Persino l’Accademia della Crusca ne segnala il retroterra neonazista.Alla domanda su che cosa avrebbe pensato se a salvarla fosse stato un ragazzo irregolare, Marsilio ha risposto: "Se non fosse stato regolare non sarebbe stato un mio alunno". È anche falso: in Italia i minori stranieri hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità del soggiorno. Un tredicenne nato in Congo ha avuto la lucidità e il coraggio di rischiare per salvare la propria insegnante. Lei, scampata alla morte grazie a lui, ha trovato la lucidità per ribadire un'infame dottrina di esclusione e deportazione. Il ragazzo ha dato una lezione di umanità. La professoressa ha dimostrato di non averla capita.



Una storia vera su cui fermarsi a riflettere. Infatti. La professoressa autrice dei post. in particolare il secondo ( screenshot d a sinistra. ) è sopravvissuta a una violentissima aggressione a coltellate da parte di un suo studente.A salvarla da una tragedia è stato un ragazzo congolese, ospite di una casa famiglia: un giovane che incarna il volto migliore dell'Italia multietnica. Immaginate soltanto cosa sarebbe successo, e che clamore si sarebbe scatenato, se la storia fosse andata a parti inverse.
Ricapitolando, a Roma uno studente è entrato in classe con caschetto e telecamera e ha aggredito una professoressa di Lettere delle
Medie spruzzandole dello spray urticante in faccia e colpendola con un coltello.E se è viva lo deve anche all’eroico intervento di uno studente originario del Congo che vive in una casa famiglia.Questo ragazzo è intervenuto senza pensarci un attimo, ha bloccato il compagno impedendogli di continuare a colpirla.In pratica, ha rischiato la sua vita per salvare quella della sua insegnante.La stessa insegnante che sui social straparla ogni giorno di remigrazione, di Italia senza migranti, che vomita tali sconcezze., vedere sempre l'immagine .a. sinistra. , se. cosi. si possono. chiamare. Bene. È stata salvata da un ragazzo che di quell’Italia multietnica fa parte. E lo avrebbe fatto anche se avesse saputo le “idee” (si fa per dire) della prof. perché un atto di umanità non guarda il colore della pelle e neppure le “idee” (peraltro rivendicate dalla donna pure dopo l’episodio).E il fatto che sia un ragazzo di 13 anni a insegnarlo a una donna di 66 anni che di mestiere dovrebbe pure insegnare è qualcosa che è tanto incoraggiante per il futuro quanto agghiacciante per il presente.Grazie ragazzo, chiunque tu sia.
concludo 
E questa persona insegna.Ogni mattina entra in una scuola pubblica e ha davanti ragazzi di tredici anni, italiani e stranieri, ai quali dovrebbe insegnare anche a conoscere la realtà prima di giudicarla, a distinguere le persone dagli stereotipi, a esercitare pensiero critico.Se questo è il livello di chi dovrebbe contribuire a formarli, con la scuola pubblica italiana siamo messi davvero bene.


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