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L’EFFIMERA. DI ENRICO CARBINI

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Nacque all’alba. Per un’effimera, nascere è quasi già cominciare a morire. La sua vita dura così poco che non c’è tempo da perdere: poche ore per volare, per vedere il cielo, per sentire il vento, per incontrare qualcuno della propria specie. Quella mattina, però, pioveva. L’effimera aprì le ali e rimase ad ascoltare il rumore delle gocce. Guardò il mondo attraverso il velo dell’acqua: le foglie brillavano, i fiori erano piegati, il cielo era grigio.“È così che dev’essere il mondo”, pensò. Passarono le ore. Arrivò il pomeriggio e continuava a piovere.L’effimera volò poco, si riparò sotto una foglia e guardò l’acqua cadere senza sosta.“Forse il mondo è fatto così. Forse la pioggia non finisce mai.”Qualcuno le raccontò che, in altri momenti, il cielo era azzurro e il sole scaldava le ali. Ma lei sorrise.“Come fate a saperlo? Io non l’ho mai visto.” E continuò a vivere. Venne la sera.La luce cominciò a spegnersi e la pioggia continuava a cadere. L’effimera sentì che le sue poche ore stava...