L’EFFIMERA. DI ENRICO CARBINI




Nacque all’alba. Per un’effimera, nascere è quasi già cominciare a morire. La sua vita dura così poco che non c’è tempo da perdere: poche ore per volare, per vedere il cielo, per sentire il vento, per incontrare qualcuno della propria specie.
Quella mattina, però, pioveva.
L’effimera aprì le ali e rimase ad ascoltare il rumore delle gocce. Guardò il mondo attraverso il velo dell’acqua: le foglie brillavano, i fiori erano piegati, il cielo era grigio.“È così che dev’essere il mondo”, pensò.
Passarono le ore.
Arrivò il pomeriggio e continuava a piovere.L’effimera volò poco, si riparò sotto una foglia e guardò l’acqua cadere senza sosta.“Forse il mondo è fatto così. Forse la pioggia non finisce mai.”Qualcuno le raccontò che, in altri momenti, il cielo era azzurro e il sole scaldava le ali.

Ma lei sorrise.“Come fate a saperlo? Io non l’ho mai visto.”

E continuò a vivere.

Venne la sera.La luce cominciò a spegnersi e la pioggia continuava a cadere. L’effimera sentì che le sue poche ore stavano per finire.

Si posò su un ramo.Guardò ancora una volta il cielo.
“Sono stata al mondo un giorno intero”, pensò. “E per tutto il tempo ha piovuto. Dunque, il mondo è pioggia.”


Poi chiuse le ali.Quella notte morì.

Non seppe mai che il giorno prima il sole aveva brillato per ore, né che il giorno dopo il cielo sarebbe stato limpido e azzurro.Non seppe mai che la pioggia era stata soltanto una piccola parentesi nella storia del mondo.E forse noi uomini non siamo poi così diversi da quell’effimera.Nasciamo, guardiamo il mondo dalla piccola finestra dei nostri settant’anni, ottant’anni, forse qualcosa in più, e costruiamo la nostra idea dell’universo attraverso ciò che riusciamo a vedere in quel breve intervallo.Conosciamo una porzione minuscola del tempo.Abbiamo visto qualche alba e qualche tramonto, amato alcune persone, attraversato alcune stagioni, letto qualche libro, ascoltato qualche voce.Abbiamo assistito a guerre e a nascite, a città che cambiano, a generazioni che vengono e poi scompaiono . Eppure, spesso, parliamo del mondo come se conoscessimo tutto l’universo.


Diciamo: “La vita è questa.”
Ma cosa abbiamo veramente conosciuto?

Settant’anni, ottant’anni, persino cento anni sono lunghi per un essere umano. Sono abbastanza per accumulare ricordi, dolori, amori, esperienze e saggezza. Ma che cosa sono rispetto a mille anni? E mille anni, che cosa sono rispetto a un milione? E un milione di anni, che cosa sono davanti ai miliardi di anni della storia dell’universo?

E che cosa sono, davanti all’eternità?

Forse la nostra vita è come quella giornata di pioggia dell’effimera.Non perché tutta la vita sia triste, né perché ciò che viviamo sia falso. Al contrario.Proprio perché è breve, ogni cosa che vediamo ci appare enorme.Potremmo essere nati durante la nostra personale “giornata di pioggia” e concludere che il mondo sia fatto soltanto di pioggia.Potremmo aver conosciuto il dolore e credere che la vita sia dolore.Potremmo aver vissuto nella miseria, nella guerra, nella solitudine, nella ricchezza, nella felicità o nella paura e confondere la nostra piccola porzione di realtà con la realtà intera.Ma forse non abbiamo visto che una giornata.Forse siamo tutti effimere che guardano il cielo e cercano di capire il clima dell’eternità.E allora la domanda è:Che cosa possiamo davvero conoscere, in una vita così breve?Forse la saggezza comincia proprio quando comprendiamo che, per quanto lunga possa sembrare la nostra vita, non è che un istante.Un piccolo frammento di tempo. Una sola giornata.E il fatto di non poter vedere tutto non significa che, oltre ciò che abbiamo visto, non ci sia nulla.L’effimera morì convinta che sul mondo piovesse sempre.Noi abbiamo almeno una possibilità in più:ricordarci che siamo effimere.E lasciare aperta, fino all’ultimo istante, la possibilità di credere che oltre la nostra breve giornata esista qualcosa che ancora non abbiamo visto.Forse domani ci sarà il sole. ☀️

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