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Il femminicidio non è un raptus: è il fallimento di tutti noi. e. la. famiglia. non esiste Giampaolo Cassitta

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Tutti gli autori di omicidio con cui ho parlato mi hanno detto, prima o poi, di avere sbagliato. Alcuni lo facevano con parole di pentimento; altri con la reticenza di chi non riesce ancora a guardare il proprio gesto. Molti, dopo anni, riconoscevano di avere distrutto due vite: quella della persona uccisa e la propria. Questa esperienza non autorizza semplificazioni. Non permette di dire che ogni assassino sia uguale all’altro, né di negare che in singoli casi possano esistere patologie psichiatriche o n eurologiche da valutare con il rigore della perizia. Ma impone una cautela: trasformare ogni femminicidio in un improvviso cedimento della mente rischia di sottrarre attenzione a ciò che spesso lo precede: controllo, gelosia, rancore, minacce, possesso, incapacità di accettare l’autonomia dell’altra persona. La malattia mentale non è un sinonimo di violenza e la violenza non è una diagnosi. Sono due piani diversi. In diritto, l’eventuale infermità può incidere sull’imputabilità soltan...