dei maschicidi ne vogliamo parlare?" prove. di dialogo con un benaltrista . La regista Stefania Cugia: la piaga dei femminicidi si combatte con l’educazione

Lo. so.  che. manca ancora un. bel. po' al. 25  novembre. ma: ogni. volta. che. si parla di. una. donna. uccisa si sente. spesso.  questa frase : << e dei maschicidi ne vogliamo parlare?" >> frase sentita. a bar. stamattina. quando. ho.commentato l'articolo vedere. sotto. sulla regista. Stefania cugia. .  Di. rimando da un tavolo. vicino. si. è. commentato. il. fatto  che. L'attore Filippo Timi e altri protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo sono ospiti nel programma In Altre Parole, condotto da Massimo Gramellini su La7 (in onda. stasera. sera alle 20:30), per parlare del film e del profondo significato della storia. di Giulia. cecchettin.  Ecco che siamo  di fronte a una. fallacia argomentale nota come whataboutism (spostare l'attenzione su un altro tema per sviare o sminuire quello principale) oppure in questo. caso. davanti a una confusione sul concetto criminologico e sociale di violenza di genere.

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Ecco come possiamo  rispondere in modo chiaro, basato sui fatti e non aggressivo, a seconda del tono che vuoi mantenere:


1. Distinguere i numeri e le cause (Il punto statistico)
Cosa dire: "Dei crimini violenti in generale si parla sempre, e ogni omicidio è una tragedia. Ma c'è una differenza fondamentale nei numeri e nelle cause: la stragrande maggioranza degli omicidi di uomini avviene per mani di altri uomini (per criminalità, lusinghe, liti, mafia), mentre le donne vengono uccise in larghissima parte da partner, ex partner o familiari proprio in quanto donne, all'interno di una dinamica strutturale di possesso e controllo."
Il concetto chiave: L'omicidio di un uomo è quasi sempre un crimine legato a dinamiche aspecifiche (liti, criminalità), mentre il femminicidio è l'ultimo anello di una violenza di genere storicamente radicata e asimmetrica.

2. Smascherare il diversivo (Whataboutism)
Cosa dire: "Portare sul tavolo i 'maschicidi' ogni volta che si parla di femminicidio non serve a tutelare gli uomini, ma solo a non parlare del problema specifico della violenza contro le donne. Se ti sta a cuore la sicurezza degli uomini, parliamo pure della violenza maschile e del disagio psicologico maschile, ma senza usarli come scudo per sminuire i femminicidi."
Il concetto chiave: Riconoscere che la violenza sugli uomini esiste (e merita attenzione, prevenzione e tutela, soprattutto rispetto ai contesti di violenza domestica o difficoltà a denunciare), ma rifiutare che venga tirata in ballo solo per fare ostruzionismo quando si discute di femminicidio.

3. Spostare il focus sulla prevenzione e sulla cultura
Cosa dire: "Nessuno dice che gli uomini non subiscano violenze o non vengano uccisi. Ma il femminicidio è un fenomeno strutturale legato a una cultura del possesso. Parlarne non significa escludere gli uomini, ma capire le radici culturali di certi comportamenti per prevenirli."

Altri  Consigli pratici per la conversazione
Non mettiamoci. m. come. spesso. capitava. anche a me. sulla difensiva: Spesso chi fa questa domanda lo fa per provocazione o per stanchezza comunicativa o perchè. , come. non biasimarlo. ,  in. tv. ognio volta. che. si parla. di violenza.  sulle. donne  si parla. solo. di. uomini. violenti. Mantenere la calma disinnesca l'attacco.
Valida la seconda parte (se ha un fondo di verità): Puoi anche dire: "Hai ragione sul fatto che la violenza non ha genere e che gli uomini in difficoltà o vittime di abusi faticano a trovare ascolto. È un tema serio. Tuttavia, mescolarlo con i femminicidi confonde due forme  diverse di violenza ".  Se il tipo   continua  << ma anche gli uomini muoiono sul lavoro" o "ma ci sono anche le donne violente" >>. proviamo. a  smontare l'obiezione in modo inattaccabile, puoi articolare la risposta in tre punti sequenziali, usando argomenti logici e dati ufficiali:

1. La differenza fondamentale nella dinamica (Chi uccide chi?)Cosa dire: "Se guardiamo i dati, emerge una realtà inequivocabile: gli uomini vengono uccisi quasi sempre da altri uomini, spesso all'interno di dinamiche di criminalità, risse o regolamenti di conti. Le donne, al contrario, vengono uccise quasi esclusivamente da partner, ex partner o familiari. Non è una questione di 'valore' della vita, ma di dinamica del crimine."
Perché funziona: Sposta il focus dal piano emotivo ("tutte le vite contano", su cui si è tutti d'accordo) al piano criminologico. Mostra che non si stanno discriminando le vittime, ma si stanno analizzando i contesti.

2. La specificità del movente (Il controllo e il possesso)Cosa dire: "Un uomo ucciso per strada durante una rapina è una tragedia enorme, ma l'assassino non lo ha ucciso perché era un uomo, né per esercitare un potere di possesso sulla sua vita in quanto partner. Nel femminicidio, invece, il movente è quasi sempre legato all'impossibilità di accettare l'autonomia della donna, la fine di una relazione o un rifiuto. È un delitto che nasce da una precisa cultura del possesso."
Perché funziona: Spiega chiaramente perché serve una parola specifica (femminicidio) e perché non si tratta di un semplice omicidio. Aiuta l'interlocutore a capire che il termine non è un "privilegio" per le donne, ma una categoria scientifica e giuridica per isolare un problema specifico.

3. I dati ufficiali (L'asimmetria dei numeri) Cosa dire: "I dati del Ministero dell'Interno e dell'ISTAT mostrano che l'Italia è uno dei paesi più sicuri al mondo per gli omicidi in generale, e negli ultimi decenni gli omicidi di uomini sono crollati drasticamente. Quelli che invece restano tristemente costanti, anno dopo anno, sono gli omicidi di donne in ambito familiare e affettivo. È l'unico dato criminale che non scende. Questo dimostra che siamo di fronte a un'emergenza specifica che richiede leggi e prevenzione specifiche."
Ecco un esempio di risposta "pronta all'uso" (breve e d'impatto)
"Ogni vita umana ha lo stesso identico valore e l'omicidio di un uomo è grave quanto quello di una donna. Il punto è che per fermare un crimine bisogna capirne le cause. Gli uomini vengono uccisi quasi sempre da sconosciuti o conoscenti per motivi di criminalità o liti. e. in. alcuni. casi  da parte. delle. donne   come reazione  a soprusi. Le donne vengono uccise da chi diceva di amarle, dentro le mura di casa, perché considerate una proprietà. Sono due fenomeni diversi: per proteggere gli uomini servono più sicurezza stradale e contrasto alla criminalità ,  sul. lavoro. ; per fermare i femminicidi serve un cambiamento culturale sul modo di vivere le relazioni."


 Ha  ragione la regista Stefania Cugia  nell'articolo. sotto   su tratta di una battaglia culturale 
 Lo so risulta noioso e frustrante   doverlo.  ripetere ogni volta che. che. c'è una. donna. ammazza ma. soprattutto. quando  s'avvicina. la. giornata ormai. diventata  settimana. del. 25. novembre  che la piaga dei. femminicidi  o violenza di genere  si combatte con l'educazione. sentimentale. \ sessuoaffettiva  ma non ci csono altri mezzi e da sola la repressione non basta . Se. voi ne. avete. uno. che. non. sia. solo propaganda.  ben venga  mi farebbe piacere conoscerlo


unionesarda.it 

7\11\2026


«La mia arte in difesa delle donne» 



      Ylenia Mascia



Il dolore e lo smarrimento di fronte alle notizie, ormai all’ordine del giorno, sui femminicidi. È da questi sentimenti che nasce “Radici invisibili-Nell’ombra dei femminili”, il documentario di Stefania Cugia, regista di Monastir, che indaga sul fenomeno della violenza contro le donne e che sta facendo il giro dei festival cinematografici nazionali e internazionali. «Siamo costantemente sommersi da notizie di questo genere, ma la cronaca si accende sulla tragedia e si spegne un attimo dopo, lasciando dietro di sé un vuoto», spiega. «Ho voluto guardare proprio quel vuoto, in quello spazio d’ombra dove i riflettori non entrano, cercando di scavare nel profondo, nelle radici socio-culturali che alimentano questo fenomeno».
La cronaca nell’Isola

Il prossimo 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma questa è una riflessione che va fatta ogni giorno. In Sardegna tanti i casi, non ultimo il femminicidio, avvenuto a San Sperate, di Francesca Deidda, 42enne uccisa il 10 maggio 2024 dal marito Igor Sollai poi condannato all’ergastolo; e di Michela Rubiu, 47 anni, di Solanas: il 23 luglio scorso è stata ferita gravemente dal marito Alessandro Pintus, con un colpo di pistola alla testa, poi morta in ospedale dopo una lunga agonia. Il tema affrontato è delicato, e questo ha richiesto un grosso sforzo emotivo a tutta la produzione. Insieme a esperti come psicologi e sociologi, Cugia ha scelto di lavorare sui meccanismi alla base della violenza, con l’obiettivo di trovare strategie concrete per contrastarla. E la condanna dopo la tragedia, per la regista, non può essere l’unica soluzione. Per cambiare la realtà occorre intervenire prima, attraverso un percorso di educazione e consapevolezza.

I riconoscimenti

«Il nostro focus prioritario era il rispetto verso chi queste violenze le subisce», sottolinea la regista. «Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che parta dall’educazione. È essenziale individuare e applicare strategie funzionali per contrastare la violenza e proteggere le vittime, lavorando sui meccanismi sociali e su modelli di collaborazione». Intanto “Radici invisibili” ha iniziato il suo percorso nei festival nazionali e internazionali, dove ha ottenuto diversi riconoscimenti come quello per la miglior regia di documentario breve al Moon Arts Festival di Quartu Sant’Elena e il premio come miglior documentario all’X World short film Festival di Roma. Il documentario ha ricevuto anche candidature internazionali, come a Toronto e a Barcellona. «Vederlo girare in luoghi differenti e incontrare pubblici di diverse nazionalità è un bellissimo momento di dialogo e confronto, credo sia la conferma che questa è una ferita comune».

La mobilitazione

La speranza è che il documentario non si fermi alla riflessione, ma che diventi uno stimolo all’azione. «Mi auguro», sottolinea Stefania Cugia, «che chiunque consideri la violenza di genere come un fatto di cronaca, o come una realtà lontana che riguarda solo le vittime dirette, inizi a vederla come un problema sociale in cui siamo tutti coinvolti. Credo che ognuno di noi, nel proprio piccolo, possa fare qualcosa per migliorare la società dove viviamo».

Infatti : << Mentre le cronache nazionali continuano a riportare un’inarrestabile ondata di femminicidi, questo documentario scava nel profondo per comprendere le cause di questo fenomeno. Attraverso il dialogo con sociologi, psicologi e altri esperti, l’opera intraprende un viaggio nel cuore di una realtà spesso taciuta, con l’obiettivo di metterne a nudo le radici ed esplorare strategie concrete per contrastare questa violenza strutturale. Il documentario propone un percorso di riflessione e approfondimento su una realtà complessa, cercando di individuare strategie di contrasto.Un percorso importante per il cinema indipendente sardo che, attraverso questo lavoro, dimostra la capacità di affrontare temi di stringente attualità con un linguaggio universale, capace di dialogare con le platee internazionali e di portare un contributo al dibattito sociale contemporaneo. ... segue su https://www.vistanet.it/ del  8 Luglio 2026 19:27 di  Maria Luisa Porcella Ciusa
>>. E' per questo che a livello internazionale, il documentario ha ottenuto la nomination nella sezione Best Short Documentary Film al TINFF (Toronto International Nollywood Film Festival). Il festival canadese è particolarmente rilevante nel circuito globale in quanto è un festival qualificante per i Canadian Screen Awards (i massimi premi cinematografici e televisivi del Canada). Nelle scorse settimane, inoltre, l’opera è stata selezionata e proiettata a Roma all’interno della decima edizione del festival Cinema d’iDEA, rassegna cinematografica dedicata alle tematiche di genere.







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