Le misero un pene reciso nella tasca del camice. Per ricordarle che quello, secondo loro, non era posto per una donna la. storia. della prima. dottoresa dell'Uruguay Paulina Luisi ., Max Parisi: "Ho un tumore al pancreas, sono volato in America per provare una nuova terapia"

iniziamo a raccontare. tali storie iniziando da quella di.  https://en.wikipedia.org/wiki/Paulina_Luisi

da 
Professor X
1 g ·

Guendalina Middei, Professor X ( Trovate altre storie come questa nel mio «Non rinnegare il cuore» che ho scritto per raccontarvi le storie di chi scelse di non omologarsi e andare controcorrente. Qui potete leggerne un estratto gratuito: https://www.amazon.it/rinnegare-cuore.../dp/8807175223


Le misero un pene reciso nella tasca del camice. Per ricordarle che quello, secondo loro, non era posto per una donna. Paulina aspettò che la lezione finisse. Poi tirò fuori l’oggetto dalla tasca e domandò con calma: «Qualcuno di voi ha perso questo?»
Si chiamava Paulina Luisi. Ed era la prima e unica donna nella facoltà di medicina: ma nel 1900 non era
un pregio ma una COLPA. I suoi compagni ridevano di lei. Le sabotavano gli strumenti. I professori si domandavano quanto fosse opportuna la sua presenza. E poi arrivò quello scherzo. Volevano che provasse VERGOGNA. L'organo reciso aveva un unico scopo: dimostrare che le donne erano troppo fragili per la medicina.
Lei invece alzò la testa. Perché ci sono persone che davanti all’umiliazione si spezzano. E ce ne sono altre che la trasformano in una ragione per andare avanti. Pauline si laureò a pieno voti. E fu così che la ragazza che tutti credevano debole, quella che avevano umiliato perché pensavano fosse FRAGILE, divenne la prima donna chirurgo della sua nazione. Ma la laurea non le basta. Perché lavorando in ospedale Paulina vede qualcosa che i libri non le avevano insegnato.
Donne che pagavano il prezzo di ciò che nessuno aveva mai avuto il CORAGGIO di spiegare loro. E fu allora che capì. Curare non basta. Bisogna insegnare. Paulina scrive. Viaggia. Insegna. Restituisce dignità al corpo della donna. Il suo contributo fu essenziale: per la medicina, l’istruzione e la politica. E contribuì a innescare il femminismo in tutta l'America Latina. E nel 1944, dopo quasi trent’anni di battaglie, l’Uruguay adottò il suo programma di educazione sessuale. ‎
Quando morì, tanti piansero la sua perdita. Cercarono di costringerla al silenzio con la vergogna. ‎Lei costruì invece una rivoluzione. E mentre gli altri cercavano di decidere quanto spazio potesse occupare una donna, lei continuò ad ALLARGARE il mondo. Perché certe donne in nessun modo possono essere annientate, ma nascono per mostrare agli altri come si BRILLA.


......
Il racconto sui social

Max Parisi: "Ho un tumore al pancreas, sono volato in America per provare una nuova terapia 
Il conduttore radiofonico: "Mi hanno dato due mesi di vita, spero di arrivare a Natale"




E' il 31 luglio quando i medici dicono a Max Parisi, noto conduttore radiofonico affetto da un tumore al pancreas che le possibilità terapeutiche sono finite. Il 26 agosto, la notizia che gli dà speranza: negli Stati Uniti, viene approvato un nuovo farmaco che potrebbe offrirgli altro tempo, il Daraxonrasib. In meno di un mese la prospettiva di Max Parisi cambia completamente: dall'organizzazione degli ultimi giorni alla decisione di attraversare l'oceano e tentare ancora una volta.

La nuova speranza

Presto Max dovrebbe ricevere la prima confezione di Daraxonrasib. Si tratta di un farmaco "approvato dalla Food and Drug Administration (Fda) negli Stati Uniti ed è, quindi, utilizzabile nella pratica clinica americana" spiega l’oncologa Chiara Cremolini, membro del direttivo dell’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e professoressa di Oncologia all’Università di Pisa.
"Si tratta, tuttavia, di un farmaco a pagamento, il cui costo può essere coperto dalle assicurazioni sanitarie in base alle condizioni della polizza. Il sistema sanitario statunitense, infatti, è strutturato in modo diverso da quello italiano. Se un cittadino statunitense desidera avere accesso al farmaco, deve sostenerne il costo, direttamente o attraverso la propria assicurazione. Questo oggi vale anche per un paziente italiano: comprarsi il farmaco è possibile ma deve essere ben chiaro che parliamo di una terapia non definitiva".
"Poiché non è ancora approvato dall’Ema, che sta effettuando la revisione dei dati, il farmaco non può essere utilizzato e rimborsato nei sistemi sanitari pubblici, ma può essere al momento solo acquistato a spese del paziente. L’Ema sta aspettando che l’azienda produttrice presenti la richiesta di immissione in commercio", aggiunge.



Max Parisi ha 58 anni e negli ultimi due ha perso quaranta chili tra chemioterapia, intervento chirurgico e radioterapia per un tumore al pancreas con metastasi al fegato. Fino a quando, il 31 luglio, il suo oncologo è stato netto: “Le cartucce che avevamo in canna le abbiamo sparate tutte”. La prospettiva che gli viene indicata è un mese, forse due.
Max decide allora di fermarsi. Lascia Caffellatte con te, il programma di Radio Monte Carlo al quale lavorava da anni, contatta Vidas per le cure palliative e comincia a sistemare le questioni pratiche insieme alla moglie Louise. “Riordinare i documenti è stato terapeutico: ho ripercorso gli ultimi vent'anni vissuti accanto a lei e alle nostre figlie”.

Le figlie sono Sophia, 21 anni, e Vivienne, 16. Quando la più piccola comprende la gravità della situazione, protesta: “Papà ci deve essere il giorno del mio diploma”.

Poi arriva una possibilità che rimette tutto in discussione. Negli Stati Uniti viene approvato il Daraxonrasib, un trattamento destinato a pazienti che hanno già affrontato altre terapie. Max ha i requisiti per assumerlo. Nessuno gli promette una guarigione: “Non ti guarisce, questo me lo hanno specificato più volte, però può raddoppiare il tuo tempo. Magari io arrivo a Natale, se sono fortunato a gennaio” spiega in un'intervista a Vanity Fair.
Per tentare la terapia vola negli Stati Uniti e si trasferisce temporaneamente a casa della suocera, in California. Dopo quindici giorni una Tac dovrà stabilire se il farmaco sta funzionando. Ma quando gli si chiede cosa vorrebbe fare del tempo eventualmente guadagnato, Max non ha una lista di desideri: “Dalla vita ho già avuto tutto quello che potevo sognare e anche di più. Non ho altro da chiedere. Vorrei solo vivere quel che mi resta con la mia famiglia”.

E negli Stati Uniti ripercorre con i medici una storia cominciata nel 2024 con un sintomo apparentemente lontano da una diagnosi oncologica: un prurito insopportabile. Gli esami fanno pensare inizialmente a un'infezione biliare, poi la Tac rivela un tumore maligno al pancreas.
“Mi sono sentito come in quei sogni in cui pensi di cadere”, ricorda. Eppure continua a lavorare finché può. La radio diventa una forma di resistenza alla malattia: “Mantenere una quotidianità mi è servito tantissimo; la trasmissione in radio è stata una passerella tra me e il vuoto”.
Oggi il dolore è diventato parte delle sue giornate e alla battaglia medica se ne aggiunge un'altra, economica. Una fornitura di Daraxonrasib per trenta giorni costa oltre 42 mila dollari, senza contare visite e permanenza negli Stati Uniti. Louise apre così una raccolta fondi online che supera i 115 mila dollari, sufficienti per sostenere circa due mesi di trattamento.
Dopo, Max dovrà tornare in Italia. Insieme al fratello Alessandro sta cercando di favorire l'accesso al farmaco anche nel nostro Paese, valutando la possibilità dell'uso compassionevole. La sua battaglia personale assume così una dimensione più ampia: “Questa campagna può sembrare egoistica, e in parte lo è. Però forse riesco anche ad aiutare tante altre persone”.



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