ecco perché smetterò di comprare. dylan dog. La storia di un anonimo che Trova la variant "Dylan Dog" più rara e la vende in meno di un’ora. Poi arrivano anche gli insulti

  leggi. anche  soprattutto la 2 parte 




Tra blind bag e collezionismo: un lettore occasionale trova nel monregalese una delle circa 250 copie rarissime della variant di Stano per il quarantennale di Dylan Dog, la vende online tra offerte e insulti e riflette sul fanatismo della caccia al tesoro


Come abbiamo ampiamente spiegato qua, per il quarantennale di Dylan Dog la Bonelli ha creato un evento - molto discusso - per celebrare il traguardo del personaggio: tre variant (più la copertina regolare) del numero 481... ma con una particolarità: le copertine sono dietro una "blind bag", ovvero non si può vedere cosa si sceglie. E la rarità è molto diversa: una su quattro la variant di Villa, una su quaranta quella di Roi, e una su quattrocento quella di Stano. Si ipotizza che di quest'ultima ci siano quindi solo 250 copie, e ovviamente è divenuta subito un oggetto di collezionismo per la scena dylaniata dato che, e di gran lunga, è l'albo più raro di sempre della serie regolare. E una di quelle 250 copie è stata venduta in una edicola del monregalese. Abbiamo parlato, quindi, con il felice ritrovatore, che ha voluto rimanere anonimo ma è stato disponibile a raccontarci la sua avventura.


Allora, complimenti per il bel colpo di fortuna e grazie per l'intervista. Qual è il tuo rapporto con Dylan Dog?

«Io non sono un lettore di DD. Mi piace il fumetto, ma non quello seriale. Tuttavia, in passato è capitato che acquistassi qualche numero, diciamo saltuariamente, e quasi sempre per lo stesso motivo: acquistavo un “Bonelli” in stazione da leggere durante uno spostamento in treno. Uno di questi (ce l’ho ancora) è il DD n. 256 “Il feroce Takurr” che parla proprio del mondo dei collezionisti. In quella storia, i collectibles prendono vita e aizzano la “compulsione” dei collezionisti spingendoli fino a uccidere pur di avere un oggetto raro. Ieri sera ho tirato fuori dalla libreria quel numero di DD e l’ho riletto… e mi ha fatto riflettere. Perché in questi giorni ho visto un po’ di quella dinamica».

Quindi, non sei un collezionista abituale di Dylan Dog, o perlomeno un vecchio lettore...

«No, non sono mai stato un lettore seriale di DD né tantomeno un collezionista. Ne conservo a casa un pugno di numeri, presi nel corso degli anni (una decina in tutto - il più vecchio è il 27, “Ti ho visto morire”, assolutamente non in edizione originale ma ristampa). Per quanto Dylan mi sia sempre piaciuto, come stile e soprattutto come temi (e non parlo tanto dell’horror ma dei temi che spesso ha toccato)… il fumetto seriale è qualcosa che non mi coinvolge, per motivi di fidelizzazione».

Hai comprato la cover attratto dall’attenzione mediatica che si è in parte sollevata?

«In parte, sì. Anche se non ho idea del perché l’algoritmo mi abbia fatto passare questa notizia sotto gli occhi. Comunque, sì: ho letto on line dell’uscita del numero del 40ennale con le quattro variant, conoscevo le differenze di tiratura. La notizia del fumetto da comprare “in busta chiusa” mi ha divertito. Mi ha fatto tornare alla mente le sensazioni che provavo da ragazzino, quando compravo le bustine di figurine o di card. Vuoi la verità? Avevo voglia “partecipare alla caccia al tesoro” senza nessuna aspettativa».

Come è andato l'acquisto? hai comprato una singola copia o hai fatto incetta di più copie? O hai studiato magari qualche strategia particolare?

«Sono entrato in un’edicola della mia zona (non voglio dire quale, comunque: nel Monregalese) e ho acquistato UNA copia. Per la verità ne avrei volute acquistare due, ma l’edicolante mi ha detto che tutte le altre che aveva erano già prenotate e mi ha venduto l’unica rimasta».

«Poco dopo essere uscito dall’edicola con la mia copia, ho aperto un piccolo angolo della busta per vedere cosa avevo “pescato”. Quando ho visto la scritta “Dylan Dog” sullo sfondo totalmente bianco e ho capito che era la variant con la cover di Stano… beh, ho “messo in pausa” qualsiasi pensiero. L’ho acquistata per gioco… e mi sono trovato con la rarità in mano: non ero preparato. Quando sono tornato a casa, ho deciso di aprire il resto della busta filmando tutto: non per pubblicare foto o video (e infatti non l’ho fatto), ma perché mi sono immaginato che, se avessi deciso di venderla on line, l’acquirente avrebbe magari chiesto foto e video come prova».

Sei consapevole del valore economico - non perfettamente definito e stabilizzato, ma sicuramente alto: migliaia di euro - dell'albo? Hai intenzione di venderlo? Oppure conservarlo?

«Ho riflettuto un paio di giorni: poi l’ho messo in vendita on line, con un prezzo fisso e non attraverso un’asta. Preferisco non dire la cifra. L’ho venduto in meno di un’ora… ricevendo DECINE, ripeto decine, di messaggi. E qua sta la riflessione a cui alludevo sopra… perché, in mezzo alle offerte che mi arrivavano (offerte di acquisto a un prezzo più basso della cifra fissata), c’erano… offese. Insulti. E non sto scherzando: ci sono stati utenti che hanno versato nei messaggi un’aggressività assurda. Attaccando la mia scelta di vendere, augurandomi di essere truffato, di perdere tutto, eccetera. Posso dire che trovo tutto questo un tantino esagerato?»

Indipendentemente dal tuo colpo di fortuna, cosa pensi di questo tipo di attività? Sapevi già delle polemiche che avresti incontrato?

«Fino a qualche giorno fa, non sapevo assolutamente nulla della “polemica” che è ruotata attorno a questa iniziativa. Siccome però ne ho, diciamo “toccato con mano” uno degli effetti… mi sono incuriosito e ho “sbirciato” un po’ sui social: non mi stupisce per nulla. Ho letto toni e polemiche simili in mille altri contesti in cui le relative fanbase si sono sentite tradite da meccanismi editoriali e di marketing. Forse era prevedibile. Purtroppo,era prevedibile anche quello che poi è successo in alcuni scaffali del reparto edicola dei supermercati (anche qui a Mondovì): le buste strappate e lasciate lì dai cacciatori di tesori. Questo livello di fanatismo, così come i toni che ho letto nei messaggi, mi hanno fatto riflettere. E mi hanno ricordato molto, MOLTO, quella storia a cui ti ho accennato all’inizio.

Ah, PS: qualche giorno dopo ho acquistato una seconda busta per avere una copia della storia in casa, a ricordo di questo episodio, e aveva la cover “standard”».


L'articolo. riportato integralmente   è un motivo in più  d'aggiungere a quanto   detto nei post precedenti  ( vedi sopra ) . Lo so, sarà dura  perchè

1) ci sono cresciuto  per  34 anni     e. direttamente ( con l'aiuto del mio analista ) e poi indirettamente  ancora oggi( da solo con alcuni n. che ho. conservato  o.  che rileggo. da un'amica. collezionista seria.a differenza. di me.  ) mi sono psicoanalizzato  ed. analizzato i miei  : demoni , incubi , paure ,  sogni 

2) mi mancheranno le. sue. storie. e. i suoi disegni ma  Credo che un Dylan come quella di Tiziano Sclavi, alcune ( di Mauro Marcheselli ,Giovanni Gualdoni Roberto Recchioni ) non ci sarà mai più.  Ma credo ,  fin ora dalla lettura della serie regolareper motivi economici € indirettamente ( amici , anteprime degli speciali , sfoglio a sbafo in edicola ,  e degli extra ) ne ho avuto conferma ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa o quasi ci sarà  Di Barbara Baraldi imposta una linea editoriale focalizzata sul recupero delle atmosfere horror gotiche, romantiche e inquietanti tipiche dello spirito sclaviano delle origini.mandando ….  Secondo me  in Maniera esagerata,  proprio una. tabula rasa ,  senza  vedere cosa. Si poteva. Salvare e recuperare .  E cosa No   della vecchia gestione di Recchioni 

Un vero peccato








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