diario di. bordo. n.7 anno I. Al posto delle maschere da strega un costume da santo: il parroco di Cabras sfida Halloween ., Telti Vende casa e costruisce l’unico santuario di animali liberi della Sardegna. La storia di Alessia e del Rifugio di Miki Pig ., La Gioconda con le cicatrici della mastectomia: il murale di aleXsandro Palombo a Milano

 Manca ancora una settimana  a Halloween alle festività del. 1 e del w 2 novembre    e dopo le 
campagne pubblicitarie, d’iniziative ludico culturali a tema ,   adesso anche  le provocazioni  culturali  (  come   quella  che trovate  sotto  del parroco di Cabras. foto a. sinistra  )  ci mancano. , ma credo che non tarderanno le polemiche e l’ipocrita  \ strumentale  di politici in cerca di visibilità o. Per.  smascherare il loro fallimento  difesa. delle. nostre tradizioni italiane .



     

dalla. nuova. Sardegna. Del. 19\10\2026
Al posto delle maschere da strega un costume da santo: il parroco sfida Halloween


                                                   di Paolo Camedda



Per la sera del 31 ottobre don Giuseppe Sanna organizza una festa alternativa all’oratorio




Cabras
La sera di sabato 31 ottobre, a Cabras, l’aureola potrebbe rubare la scena alla zucca, il velo da suora sostituire il cappello da strega e il saio contendere il posto al mantello da vampiro. Niente Halloween, ma Holywin, una festa dedicata alla solennità di Ognissanti che invita bambini, ragazzi e genitori a indossare i panni del proprio santo preferito. L’appuntamento, organizzato dall’oratorio Don Bosco, è in programma alle 17.30 nel salone della chiesa del Sacro Cuore di Gesù.
Per scegliere il costume, stavolta, niente trucchi: basterà sfogliare il calendario. Dietro ogni nome c’è una storia, e scoprirla farà parte del gioco. Perché «dolcetto o scherzetto» va bene, ma le vite dei beati possono essere fonte di ispirazione. La stessa locandina annuncia «una festa per il santo che c’è in te» e mette subito in chiaro lo spirito della serata. Al centro un cuore azzurro con ali e aureola, di lato una galleria di santi illustrati. In basso spunta persino una zucca sorridente, accanto all’esortazione: «Usa la testa! Dì no alla festa delle zucche vuote».

Il riferimento è chiaro, pur senza chiamare in causa direttamente streghe, fantasmi e compagnia. Il parroco, don Giuseppe Sanna, spiega l’originale proposta: «Non vogliamo contrapporci a nessun altro, l’idea è offrire una festa all’insegna della bellezza, della luce, della generosità, dell’altruismo e della vita». Il travestimento può diventare così lo spunto per una piccola ricerca: «Invitando i ragazzi a travestirsi da santi, li incoraggiamo ad approfondire la figura di queste persone, significative per noi non solo dal punto di vista religioso, ma anche sociale e culturale».

Potranno così scoprire che dietro i nomi del calendario ci sono storie che meritano di essere conosciute.
«Indosseranno gli abiti di persone che con il loro operato hanno fondato in qualche modo la nostra civiltà», sottolinea don Sanna. Il suo pensiero va a chi ha dedicato la propria esistenza agli altri, trasformando la fede in opere concrete. «Pensiamo alle scuole, agli ospedali, a tutte le realtà che oggi fanno parte del nostro vissuto e che trovano nei santi degli iniziatori e degli ideatori».  La scelta del costume può così diventare un modo per scoprire chi abbia aiutato i poveri, curato gli ammalati o aperto le porte dell’istruzione. I ragazzi avranno l’imbarazzo della scelta. «I santi sono di tutte le età e di tutte le categorie», ricorda il parroco. Per il costume ci si potrà affidare al proprio nome o alla devozione. E almeno per una sera anche mamma e papà potranno sentirsi santi: «L’idea c’era da tempo e l’avevo già proposta, però finora non siamo riusciti a programmarla, perché Ognissanti arriva sempre in un periodo in cui fioccano gli impegni».

Quest’anno il progetto ha trovato le persone giuste per prendere forma: «Ci daranno una mano importante le suore Giuseppine e Suor Marie Corinne sarà il nuovo punto di riferimento dell’oratorio», spiega il sacerdote. Arrivata da poco dall’Argentina, la religiosa porta con sé l’esperienza in una realtà grande e complessa. L’auspicio di Don Giuseppe Sanna è che ci sia un’adesione numerosa: «Cercheremo di coinvolgere anche tutti i ragazzi del catechismo con i loro genitori». Poi invita tutti a riscoprire tutti il valore della propria tradizione: «Siamo tentati di mutuare da altre culture modelli che in realtà non sono nostri. Vorremmo far sentire un fremito di presa di coscienza di quella che è la grandezza anche della nostra cultura».



Nuova  Sardegna. 18\10\2026 

Amici animali

Vende casa e costruisce l’unico santuario di animali liberi della Sardegna. La storia di Alessia e del Rifugio di Miki Pig

                          .   Serena Lullia





Alessia Corbu e Michele "Miki Pig", il maiale che dà il nome al rifugio

Nei sei ettari delle campagne di Telti la “casa per sempre” di Sam, Ornella, Rocco, Angie, Maddy

Telti
Nel Rifugio di Miki Pig l’aria ha il profumo della libertà. È l’odore della terra e del fieno che si mescolano alla macchia mediterranea. È quello di Miki, Sam, Ornella, Rocco, Angie, Maddy e degli altri animali che vivono tra i sei ettari di campagna gallurese. Oltre il cancello d’ingresso hanno ritrovato qualcosa che avevano perduto: il diritto di esistere senza essere più considerati un bene, un prodotto o uno strumento. Benvenuti al Rifugio di Miki Pig, a Telti, l’unico santuario di animali liberi della Sardegna. Un luogo che prova a dare alla parola “santuario” il suo significato più autentico: uno spazio in cui la vita degli animali è considerata sacra, inviolabile, da proteggere. Chi arriva dopo un maltrattamento, un abbandono o un sequestro disposto dall’autorità giudiziaria non trova un ricovero temporaneo in attesa di una nuova sistemazione. Trova una casa per sempre. «Gli animali che entrano qui non verranno mai più venduti, ceduti o trasferiti. Smettono di essere cose e tornano a essere individui», spiega Alessia Corbu, che ha creato e gestisce il rifugio.
La scelta di Alessia: vendere casa e costruire un santuario

Il rapporto di Alessia con gli animali comincia molto prima dell’apertura del rifugio, sei anni fa. Attivista della Lav dal 2016, per anni responsabile della sede di Sassari e oggi volontaria dell’associazione, ha raccolto nel tempo decine di segnalazioni di animali in difficoltà. Cavalli, asini, maiali, capre. Animali sottratti a situazioni di maltrattamento o recuperati dopo essere stati abbandonati. Il problema, però, tornava sempre: una volta salvati, spesso mancava un luogo dove accoglierli. Da quella consapevolezza nasce la scelta che cambia la sua vita. Alessia vende la sua casa, acquista sei ettari di terreno nella campagna gallurese, a Telti, e nel 2019 comincia a costruire quello che oggi definisce il suo progetto di vita. Il santuario viene inaugurato nel 2020 e da allora diventa un approdo sicuro per animali che difficilmente troverebbero un'altra collocazione.

Le giornate tra lavoro e rifugio

Quarantasette anni, sales specialist per un’azienda di dispositivi medici negli ospedali del nord Sardegna, Alessia divide le sue giornate tra il lavoro e il rifugio. La mattina si comincia presto.                    
Prima di 
uscire passa tra i recinti, distribuisce acqua e cibo, prepara il latte per i più piccoli, controlla gli animali che seguono una terapia. Un’ora per rispettare una tabella di marcia affinata nel tempo. Nel fine settimana arrivano i lavori più impegnativi: manutenzione, organizzazione degli eventi, raccolte fondi, gestione della comunicazione sui social. «C’è tanto sacrificio, ma sono profondamente convinta della mia scelta».

Nessun giudizio, nessun pregiudizio

Dal 2024 il Rifugio di Miki Pig fa parte della Rete dei Santuari italiani e ne condivide la Carta dei valori. L’accoglienza degli animali è solo una parte della missione. L’altra è provare a cambiare lo sguardo delle persone. Non attraverso il giudizio, ma attraverso la conoscenza. «Non organizziamo eventi solo per vegetariani o vegani. Vogliamo incontrare soprattutto chi è curioso, chi vuole conoscere questa realtà. Senza giudizi, senza pregiudizi».

Miki, Maddy, Angie e gli altri abitanti del rifugio

Tra gli abitanti del santuario il più famoso è Michele Pig, per tutti Miki. Un enorme maiale che trascorre le

giornate tra lunghe soste al sole e bagni di fango, seguendo semplicemente la sua natura. 
È la mascotte del rifugio. Nel gennaio del 2020 era riuscito a fuggire da un allevamento abusivo. È stato il primo animale accolto da Alessia. Poi c’è Maddy, la cinghialetta arrivata da La Maddalena attraverso un affidamento Lav-Regione Sardegna. Era stata salvata dopo il ferimento di una zampa che l’ha resa zoppa. Per due anni ha vissuto in una gabbia nel Centro di Bonassai. Al rifugio ha riconquistato la libertà.

C’è Angie, un’agnellina recuperata lungo la statale 131 quando era ormai quasi morta. Ci sono le caprette Rocco e Ornella, dolcissime e mansuete. E Sam, un bue di circa nove quintali con la tendenza ad abbattere le recinzioni per andare incontro alle persone. E ancora cavalli, pony, pecore, capre, conigli, galline, tartarughe. Mentre Alessia continua il suo giro tra i recinti, Miki torna a sdraiarsi nel fango. Gli altri animali si muovono tranquilli tra gli alberi. Il vento porta ancora il profumo della campagna gallurese. E della libertà.

Nessun finanziamento pubblico, solo aiuti del cuore 

Mandare avanti un santuario significa affrontare ogni giorno anche una sfida economica. A differenza di altre strutture che ospitano animali, queste realtà non ricevono finanziamenti o sovvenzioni pubbliche. Il sostegno arriva dall’autofinanziamento: visite, raccolte fondi, aperitivi e cene solidali, gadget e adozioni a distanza. Per contribuire al mantenimento del progetto Alessia Corbu ha scelto di aprire anche un B&B all’interno del rifugio. Chi soggiorna può così vivere il santuario dall’interno e, allo stesso tempo, contribuire alle sue attività. Tra gli obiettivi più vicini c’è il completamento del nuovo fienile, che consentirà di conservare le scorte di fieno all’asciutto per mesi. Per raccogliere i fondi necessari è stato realizzato anche un fumetto dedicato alla cinghialetta Maddy.

Ma c’è una necessità che diventa sempre più urgente con la crescita del santuario: assistere gli animali durante la vecchiaia e curare le malattie che emergono con il passare degli anni. Per questo Alessia cerca un professionista veterinario disposto a collaborare con il Rifugio, garantendo agli ospiti cure basate sul rispetto e sull’etica professionale. Nel futuro c’è anche la valorizzazione della parte boschiva del rifugio e la creazione di un percorso esperienziale destinato alle scuole, con attività dedicate all’educazione civica e alla sensibilizzazione.

Aperitivi e visite con gli animali

I profili Instagram e Facebook del Rifugio vengono aggiornati quotidianamente. Attraverso i reel di Alessia è possibile seguire il lavoro quotidiano, conoscere gli animali ospitati, rimanere aggiornati sulle raccolte fondi e sugli eventi. Sono diversi i modi per sostenere il santuario: dalle donazioni di un euro attraverso Teaming alle adozioni a distanza, fino alla partecipazione agli aperitivi e ai pranzi solidali



La Gioconda con le cicatrici della mastectomia: il murale di aleXsandro Palombo a Milano

  da google



In occasione della Giornata mondiale contro il cancro al seno, aleXsandro Palombo ha realizzato un murale che raffigura la Gioconda di Leonardo Da Vinci con i segni di una doppia mastectomia. L'opera, che reinterpreta la celebre Monna Lisa come una sopravvissuta, è visibile davanti all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, in via Giacomo Venezian.Una Gioconda con i segni di una doppia mastectomia è apparsa davanti all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) nel nuovo murale di aleXsandro Palombo, realizzato in occasione della Giornata mondiale contro il cancro al seno. Il comprehensive cancer center attivo dal 1928, è un punto di riferimento per la ricerca e la cura oncologica. L’opera reinterpreta la celebre Monna Lisa come una sopravvissuta, mentre scosta la veste rosa e mostra sul torace le cicatrici della mastectomia.




Attraverso l’icona femminile più conosciuta al mondo, Palombo porta così nello spazio pubblico i segni lasciati dalla chirurgia, ancora poco rappresentati, mettendo in relazione malattia, identità e trasformazione fisica. Il murale richiama l’attenzione sulla prevenzione, sugli screening e sulla diagnosi precoce

 



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