per gli 83 anni delle 4 giornate. di napoli. ricordiamo i femminielli napoletani. che. combatterono. accanto agli insorti per liberare la citta. da. tedeschi.

 Li chiamano femminielli, a Napoli. Uomini che vestono come le donne e, in passato, questo termine indicava anche le transessuali. La loro posizione all'interno della società napoletana degli anni '40 non era facile. Ma anche se il fascismo non guardava con favore a figure simili, inviandoli spesso al confino, i femminielli erano tuttavia radicati nel tessuto sociale del capoluogo campano.

Non c'era particolare simpatia nei loro confronti, ma in fin dei conti neanche odio: anzi, erano figure note nella vita dei vari quartieri partenopei. Insomma, si trovavano in un limbo di indifferenza, quell'indifferenza di chi, rifiutato dalla famiglia e ignorato dalla società, non aveva alcun debito nei confronti di questa.  Infatti Durante le Quattro Giornate di Napoli (27-30 settembre 1943), i femminielli ebbero un ruolo attivo, coraggioso e drammaticamente concreto in prima linea nella Resistenza. Per decenni questa è stata una "resistenza negata" o taciuta dalla storiografia ufficiale, ma è stata preservata grazie ai racconti dei testimoni dell'epoca. [1, 2, 3, 4]

Il ruolo nei combattimenti

  • In prima linea sulle barricate: Quando la popolazione insorse spontaneamente contro l'occupazione nazifascista, decine di femminielli scesero in strada imbracciando i fucili. Combatterono fianco a fianco con i partigiani e i civili per bloccare i rastrellamenti. [5, 6, 7, 8]
  • I luoghi simbolo della loro lotta: L'epicentro della loro azione fu il rione di San Giovanniello, l'area di via Foria e Piazza Carlo III. In questa zona organizzarono sbarramenti e resistettero strenuamente all'avanzata dei carri armati tedeschi. [2, 5, 6]
  • Una vita senza nulla da perdere: Avendo già subito le dure persecuzioni del regime fascista (che tollerava la loro presenza solo entro rigidi e marginalizzati confini ed emarginava la loro identità), i femminielli erano abituati a fronteggiare i soprusi delle autorità costituite. Durante l'insurrezione misero in gioco la propria vita senza esitazione. [5, 6, 9]

Testimonianze e Memoria Storica

  • Il ricordo dei partigiani: Uno degli ultimi partigiani napoletani, Antonio Amoretti (noto come Tonino 'u biondo), ha ricordato più volte nelle sue memorie come i femminielli si fossero ritrovati improvvisamente sulle barricate a sparare contro le camionette naziste, dimostrando un coraggio straordinario. [3, 5, 6]
  • Storie individuali: Tra le figure storiche emerse dai racconti popolari spicca Vincenzo 'o femminiello, un punto di riferimento nel rione San Giovanniello che coordinò la costruzione di barricate cruciali per difendere il quartiere. [10]
  • Il recupero della memoria: Finita la guerra, molti di loro tornarono nell'ombra dei propri bassi nei vicoli, esclusi dalle celebrazioni ufficiali. Negli ultimi anni, opere teatrali (come La resistenza negata di Fortunato Calvino) e l'apposizione di targhe commemorative da parte delle associazioni LGBT+ nei luoghi degli scontri hanno restituito dignità storica al loro sacrificio. [2, 3, 5, 11]


Eppure in quegli ultimi giorni del settembre del 1943, quando Napoli si trasformò in un campo di battaglia tra i tedeschi e gli insorti, loro non esitarono ad imbracciare i fucili.
Erano le settimane che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943. Napoli, in questo contesto, aveva un ruolo centrale. La città, occupata dai tedeschi e posta sotto il comando del colonnello Scholl, aveva già pagato un prezzo alto a causa dei bombardamenti. L'occupazione tedesca si contraddistinse subito per una brutalità feroce: le esecuzioni pubbliche, la convocazione coatta dei napoletani per i lavori forzati e la decisione di far sgomberare la fascia costiera della città, costringendo 240000 persone ad abbandonare le proprie case, furono le gocce che fecero traboccare il vaso.
I napoletani decisero di combattere e i femminielli non si tirarono indietro, aiutando a difendere le barricate del quartiere San Giovanniello. "Ricordo bene questo gruppo di persone che si distinse al nostro fianco nella lotta per liberare Napoli dal nazifascismo" dirà Antonio Amoretti, uno degli ultimi partigiani delle quattro giornate ancora in vita. "Erano qualche decina quelli che hanno combattuto con noi nel quartiere” continua Amoretti. “Certo, a riunirsi nel loro terraneo erano molti di più, ma comunque c’era una buona rappresentanza della loro comunità a combattere al nostro fianco”. Costrinsero anche loro i tedeschi ad una ritirata anticipata, salvando molte zone di Napoli dalla distruzione nazista. Un contributo che indipendentemente dal suo spessore militare merita di essere ricordato, e di cui la memoria è stata recuperata solo recentemente. Quei colpi sparati contro i tedeschi erano per loro un grido che rivendicava la loro presenza nella società. Alcuni di loro continueranno a partecipare alle lotte degli anni che seguiranno, come ad esempio quelle contro la speculazione edilizia successiva al terremoto in Irpinia. Perché la lotta, come ripetiamo spesso, è unica. I femminielli napoletani, forse, lo capirono prima di molti altri.

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