Il banditismo sardo non è mai stato una leggenda romantica ma un fenomeno storico e sociale durissimo come il brigantaggio. nel. sud
«Dimenticate Robin Hood. E dimenticate il pregiudizio coloniale del criminale per natura. Il
banditismo sardo non è mai stato una leggenda romantica, ma un fenomeno storico e sociale durissimo, nato dallo scontro insanabile tra due mondi.»
«Tutto accelera nell'Ottocento. Con l'Editto delle Chiudende del 1820, lo Stato sabaudo cancella i pascoli comunitari secolari e autorizza le recinzioni private dei terreni.
È una frattura: contadini contro pastori, povertà diffusa e una legislazione piemontese calata dall'alto che non riconosce le leggi consuetudinarie dell'isola. La macchia e la latitanza diventano l'unica via d'uscita per chi si rifiuta di subire o viene schiacciato dai debiti e dalle vendette.»
«Non era anarchia: come ha documentato il giurista Antonio Pigliaru , vigeva un codice consuetudinario non scritto, severo, fondato sull'onore personale, la riparazione del torto e la diffidenza verso una giustizia statale percepita come estranea, lontana e spesso oppressiva.
Per decenni lo Stato ha risposto quasi solo con repressione militare e battute di caccia all'uomo, lasciando intatte le cause economiche e l'isolamento.»
«Nel secondo dopoguerra, l'indagine parlamentare guidata dal senatore Medici accerta il legame tra sottosviluppo e criminalità, ma gli anni '60 e '70 segnano una deriva irreversibile.
Il banditismo arcaico si spezza: entra in gioco il denaro moderno. Nasce l'Anonima Sequestri. Rapimenti a scopo d'estorsione, ostaggi prigionieri per mesi nelle grotte del Supramonte, riscatto miliardario e riciclaggio fuori dall'isola. Non più difesa dell'onore, ma pura criminalità industriale.»
«Oggi quella stagione è chiusa. Capire il banditismo non significa giustificarne i crimini, ma riconoscere la storia reale di una terra che ha pagato a caro prezzo l'isolamento, l'ingiustizia sociale e la violenza.
La Sardegna è la sua gente, la sua cultura e la sua dignità: non un fascicolo di cronaca nera.»
Alla. fine del post mi. sono ricordato di. altri. due. studi. su tali. fenomeni. il. primo. Maurice Le Lannou, uno dei più importanti geografi francesi ed europei del Novecento, celebre per i suoi studi antropologici e geografici sulla Sardegna.Il legame con la SardegnaLa ricerca sul campo: Giunto nell'isola per la prima volta nel 1931 a soli 25 anni, vi condusse lunghi soggiorni di studio fino al 1937 per la sua tesi di dottorato.Il capolavoro: Nel 1941 pubblicò Pâtres et paysans de la Sardaigne (tradotto in italiano come Pastori e contadini di Sardegna), un'opera fondamentale che analizza le strutture sociali, l'economia pastorale e il paesaggio dell'isola.Il riconoscimento: Considerava la Sardegna la sua "terra d'adozione". Per i suoi altissimi meriti scientifici e il profondo legame con il territorio, l'Università di Sassari gli conferì nel 1968 la laurea honoris causa in Giurisprudenza.
il. secondo. Tessiduras de paghe - Tessiture di pace è un libro scritto da Elisa Nivola e M. Erminia SattaEditore: Centro Gandhi Edizioni (collana Quaderni Satyagraha).
Tema principale: Analizza la società sarda con un approccio antropologico.
Parla di liberazione dallo sfruttamento coloniale e dalle servitù militari, difendendo l'identità regionale.
Disponibilità: Puoi acquistarlo o verificare la disponibilità su piattaforme come Gandhi Edizioni.

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