DIARIO DI. BORDO. ANNO I. N. II LA. VITA DA E TOGLIE. Si risveglia dal coma e festeggia con una cena: muore il giorno dopo ., L'impresa Bimbo di otto anni rischia l'amputazione del braccio, salvato dall'intervento record di un chirurgo sardo
Aveva scoperto a luglio di essere malato, poi dopo l’improvviso peggioramento si era ripreso e aveva voluto ringraziare chi gli era stato vicino
Treviso Una serata di festa per celebrare il risveglio dal coma si è trasformata in tragedia a Gorgo al Monticano, in provincia di Treviso. Renzo Mattiuzzo, 58 anni, rappresentante della Sem Group, è morto nella sua abitazione lunedì 14 settembre, poche ore dopo aver trascorso momenti di spensieratezza con familiari e amici.
La diagnosi e il coma
Mattiuzzo da qualche mese combatteva con una grave forma di tumore. I problemi di salute del cinquantottenne erano iniziati nei mesi scorsi a causa di forti mal di testa. A luglio, dopo una serie di accertamenti, era arrivata la diagnosi della malattia oncologica. Nonostante la situazione, Mattiuzzo aveva cercato di mantenere un atteggiamento positivo, finché un improvviso peggioramento delle sue condizioni lo aveva fatto sprofondare nel coma.
Il risveglio e la festa
Nei giorni scorsi, Mattiuzzo si era risvegliato, riaccendendo la speranza tra i suoi cari e con enorme stupore da parte dei medici che lo avevano in cura. Per celebrare il recupero, aveva organizzato nel fine settimana una cena a base di pizza con le persone che gli erano state vicine durante la malattia. Una serata allegra, nulla che lasciasse presagire quello che è accaduto al termine.
La morte
Terminata la serata, l'uomo era rientrato a casa con la compagna Cristina, ma durante la notte è deceduto improvvisamente. Appassionato di pesca e tifoso dell'Inter, Mattiuzzo era molto conosciuto in paese per il suo carattere scherzoso. A dargli l'ultimo addio nella chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano sono stati la madre Francesca, la compagna Cristina, il fratello Roberto e i familiari, insieme a numerosi amici. Durante le esequie, concluse con la cremazione, sono state raccolte offerte destinate a opere di beneficenza, così come aveva stabilito l’uomo nelle sue volontà.
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L'impresa
Bimbo di otto anni rischia l'amputazione del braccio, salvato dall'intervento record di un chirurgo sardo
di Claudio Zoccheddu.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=db58eee)
Paolo Sassu a Panama per una operazione straordinaria di dodici ore. Lo specialista ha rimosso un tumore all’omero impiantando una porzione di perone
16 settembre 2026 21:122 MINUTI DI LETTURA
Sassari Un’altra impresa ai limiti dell’immaginabile. Il protagonista è l’ortopedico cagliaritano Paolo Sassu che, a Panama, ha ideato e realizzato un intervento delicatissimo su un bimbo di 8 anni affetto osteosarcoma dell’omero. Sassu non è nuovo a questo tipo di imprese. Nel 2020 aveva ideato e coordinato un complicatissimo trapianto bilaterale di mani allo Sahlgrenska University Hospital di Goteborg, in Svezia, dove lavorava dal 2012. Questa volta Sassu ha salvato un bimbo da un destino che sembrava segnato. Il piccolo è rimasto sotto i ferri per 12 ore ma, quel che conta, è che l'operazione sia riuscita perfettamente. Perché l'alternativa paventata al giovanissimo paziente era l'amputazione del braccio all'altezza della spalla.
L’intervento Paolo Sassu e il collega Costantino Errani, ortopedico oncologo, sono partiti per Panama dall’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna per provare a risolvere una situazione complicatissima che rischiava di segnare per sempre la vita del piccolo paziente. Il bimbo, appena otto anni, era affetto da un osteosarcoma, un tumore maligno. Un caso particolare che prevedeva un’ulteriore difficoltà: «Si trattava non solo di asportare il tumore ma di realizzare una ricostruzione anatomica utilizzando il microscopio operatorio e delicate tecniche microchirurgiche», spiega Paolo Sassu. In altre parole, bisognava anche ricostruire l’omero del bambino che sera stato “consumato” dalla massa tumorale. Ovvero, utilizzando termini non proprio medici, Sassu ha prelevato un segmento di perone dalla gamba del piccolo paziente facendo in modo che l'osso venisse rimosso insieme alla sua cartilagine e al suo specifico peduncolo di vasi sanguigni, in maniera tale da poter ricostruire l'omero facendo in modo che anche il perone cresca e “si trasformi” in un omero assumendone la funzione ed evitando che l'arto rimanga più corto dell'altro. Un sistema difficile da spiegare ma sicuramente molto più complicato da realizzare. Quel che conta è il piccolo stia bene e che abbia salvato il braccioquando ormai sembrava tutto perduto.
L’eco mediatica Chiaramente, l’impresa dei due chirurghi italiani è stata ripresa dai media panamensi e non solo. Sulla notizia si sono fiondati i giornali, i siti e le televisioni . I titoli, tutti sulla falsariga di “Panama realiza cirugía inédita a niño con cáncer de hueso”, cioè “Panama esegue un intervento chirurgico senza precedenti su un bambino affetto da tumore osseo”, pubblicato da “Critica” tendono in realtà a mettere in evidenza il ruolo fondamentale dei chirurghi arrivati dal Rizzoli di Bologna: «A differenza di quel che spesso accade, anche noi italiani siamo chiamati all'estero da Paesi stranieri per risolvere casi ad alta complessità – commenta il dottor Sassu -. Credo che questo sia, in mezzo a notizie spesso negative, un bel messaggio sulla nostra sanità».

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