Roma Chiude una pizzeria dopo 13 anni. Il pub di fronte la rileva Farinè ha chiuso dopo 13 anni a San Lorenzo. Negli stessi spazi i titolari di Artisan hanno aperto Slice & Fries, con pizza a spicchi e la vecchia squadra confermata

da https://www.gamberorosso.it/notizie/rubriche/storie/




Stima ed amicizia che si fondono e poi la volontà di puntare sul quartiere in cui si è scelto d’investire tempo, forze e denaro. Ecco cosa c’è dietro Slice & Fries, nuova insegna che ha aperto i battenti una decina di giorni fa a Roma nel quartiere San Lorenzo negli spazi che fino allo scorso 9 agosto erano di Farinè.


Farinè chiude dopo 13 anni a San Lorenzo

Emanuele Repetto e Giuseppe Ricciardulli, sono due giovani imprenditori della ristorazione con alle spalle una storia professionale per niente breve. «Abbiamo aperto Artisan nel 2014 poco più che ventenni qui in via degli Aurunci, avevamo tante idee, una passione pazzesca per la birra artigianale, parecchio coraggio e più di un briciolo d’incoscienza». E poi, questo lo aggiungiamo noi, anche la voglia di conoscere nel dettaglio il mondo brassicolo artigianale che li ha spinti a formarsi seguendo corsi professionali e viaggiando in tutta l’Europa.

A distanza di dodici anni Artisan è una certezza in fatto di birra artigianale, con quattordici spine che includono birre di diversi stili, tra cui tedesche, belghe e due birre alla pompa in stile inglese. E poi forte attenzione per le birre a fermentazione spontanea, birre acide ed ovviamente opzioni di birre analcoliche e gluten free. Ma questi due ragazzi hanno una novità da raccontare, si chiama Slice & Fries ed ha aperto ad inizio mese proprio nel locale di fronte Artisan a cui tantissimi romani appassionati di pizza erano particolarmente legati.
Parliamo di Farinè, pizzeria del quartiere San Lorenzo, che ha chiuso i battenti lo scorso 9 agosto dopo 13 anni di attività, un percorso lungo il quale questa pizzeria ha contribuito a riscrivere il concetto di pizza contemporanea anche grazie ad una costante sperimentazione su fermentazioni spontanee a base di frutta. «A Carlo Leodori e Francesca Sarra (ex titolari di Farinè, ndr) siamo legati profondamente – raccontano i ragazzi – quando arrivammo qui a San Lorenzo con Artisan, Farinè era aperto da circa un anno. Per noi questa pizzeria è sempre stata casa, qui abbiamo mangiato tra le pizze più buone della nostra vita». Peraltro, anche a dimostrazione del fatto che tra colleghi professionali e lungimiranti possono nascere sinergie sane e durature, negli ultimi anni tra Artisan e Farinè si era creata una collaborazione che potremmo definire di prossimità. «Stando uno di fronte l’altro, in accordo con Carlo e Francesca i nostri clienti potevano scegliere una delle nostre birre ed ordinare la pizza di Farinè per mangiarla qui da Artisan».


Com’è la pizza di Slice & Fries

Viste le premesse, che i due ragazzi un giorno potessero rilevare Farinè era certamente nell’ordine delle cose, sulle tempistiche però sono proprio loro a dirci che avevano pensato ad un timing diverso. «Con Carlo e Francesca l’avevamo detto più volte che nel momento in cui loro avessero deciso di chiudere, avremmo voluto prendere il locale ma non pensavano che questo potesse accadere così velocemente!».
Ce lo raccontano ridendo Emanuele e Giuseppe che di fatto il tutto si è concretizzano nell’arco di un paio di mesi e che adesso Slice & Fries è ancora in una fase embrionale ma che poggia su basi solidissime. Innanzitutto questi ragazzi non hanno rilevato solo l’attività, ma hanno riconfermato l’intera squadra di Farinè composta da 3 bravissimi pizzaioli ed altrettanti collaboratori in sala e poi – già che non sono nuovi di progetti corali (sono in società con Legs di Francesca Barreca e Marco Baccanelli) hanno pensato di farsi affiancare da uno dei più bravi pizzaioli in circolazione.
Jacopo Mercuro firma l’impasto
Parliamo di Jacopo Mercuro, 3 spicchi nella guida Pizzerie d’Italia con la sua 180 grammi di Centocelle, che per Slice & Fries ha messo a punto una ricetta studiata appositamente per la proposta pensata da Emanuele e Giuseppe. «Nel nome è espresso chiaramente, qui la pizza si mangia a spicchi in stile americano» quindi panetti di circa 750 grammi, stesi per ottenere una pizza dal diametro di circa 50 centimetri da dividere poi in otto spicchi da 90 grammi. L’impasto è realizzato con un blend di farine del Mulino Fagioli, lievitazione di circa 12 ore con licoli e lievito secco ma nel prossimo futuro si passerà alla maturazione con lievito madre.
Quanto costa mangiare da Slice & Fries
Oggi in carta da Slice & Fries ci sono 6 pizze tra classiche come marinara e margherita rispettivamente a 3.5 euro e 4 euro a spicchio, ma anche gusti che dichiarano apertamente la passione di Emanuele e Giuseppe specialmente per gli Stati Uniti «Almeno un paio di volte l’anno vado a New York, è una città che amo e onestamente mi sento di smontare il mito che negli Stati Uniti si mangi male – aggiunge Giuseppe – proprio nella Grande Mela ho avuto modo di assaggiare pizze buonissime che non hanno nulla da invidiare alle nostre».
E allora vien da sé che da Slice & Fries c’è anche la pizza Pepperoni, quella col salame piccante in stile Tartarughe Ninja e l’aggiunta della hot honey sauce fatta in casa. E poi, questo lo diciamo soprattutto per i fedelissimi della romanità dura e pura, c’è anche la pizza crostino con mozzarella e prosciutto cotto. Nel corso del tempo, finita questa prima fase di rodaggio, alle patatine fritte si aggiungeranno altri fitti come mozzarella stick, fish&chips e gl’immancabili supplì alla romana.

Quel che è certo è che da Slice & Fries si starà bene potendo contare su una proposta che non fa sconti alla qualità pur mantenendo un corretto rapporto qualità prezzo « è esattamente quello che facciamo da sempre con Artisan ed ora anche qui da Slice & Fries – spiega Giuseppe – dove se ordini una fetta di pizza e una birra media rischi di spendere meno di 10 euro». E di questi tempi, potrebbe essere un bel rischio da correre. Ma, e questo lo diciamo senza edulcorare nessuna pillola, saranno pure due giovani imprenditori ma l’esperienza più che decennale nel mondo della ristorazione ha dato loro una concretezza che a volte è difficile riscontrare in colleghi molto più maturi. «Riusciamo a mantenere questi prezzi perchè non effettuiamo servizio al tavolo e quindi abbattiamo una parte dei costi sul personale. Qua i clienti ordinano e pagano direttamente al bancone, prendono la birra e lasciamo loro un numeretto che serve per ricevere pizza». E poi niente mis en place, altra voce assente che ovviamente riesce a ridimensionare le spese vive di gestione e pure lo scontrino finale del cliente.


San Lorenzo continua a cambiare

Prima di salutare Emanuele e Giuseppe, proprio a fronte di questi ultimi 12 anni trascorsi a San Lorenzo, chiediamo loro come è cambiato questo quartiere da quando sono approdati col loro Artisan. «Nel 2014 quando decidemmo di aprire qui in molti ci presero per matti. Erano anni complicati per il quartiere – raccontano – ma in tutta onestà nonostante in passato la cronaca abbia raccontato situazioni poco sicure e un degrado generale, da quando siamo qui non abbiamo mai avuto problemi di alcun genere e la scelta di aprire a San Lorenzo la rifaremmo ancora altre 100 volte». Ci spiegano anche come proprio sul versante gastronomico, questo quartiere sia letteralmente rinato parlando delle attività dei loro colleghi che hanno contribuito a renderlo vivo «a pochi metri da noi c’è Mazzo, poi l’anno scorso è arrivato Luciano (Monosilio, ndr) con il Maratoneta e altre cose interessanti stanno aprendo» senza pensare ai posti storici, come Tram Tram.
In questi anni in cui lo sport nazionale sembra essere la demonizzazione della ristorazione, San Lorenzo continua a rinascere anche grazie a imprenditori come Emanuele Repetto e Giuseppe Ricciardulli, che non smettono di investire in questo quartiere contribuendo a ricostruirne la geografia sociale e raccogliendo anche un’eredità importante come quella di Farinè ma senza timori reverenziali. In un’epoca di proclami e format standardizzati, persone come loro ci ricordano che fare ristorazione vuol dire anche fare rete, presidiare il territorio e restituire valore al quartiere in cui si è scelto di mettere le radici. Avanti tutta ragazzi!

Slice & Fries – via degli Aurunci, 6 – 00185 Roma


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