102 anni di vita, 77 con la stessa auto: il record di un uomo americano ., 5 Torna a scuola dopo l'estate passata a fare il pane di notte: «Volevo imparare un mestiere e ho rinunciato alle vacanze. È stato difficile ma so che mi aiuterà per il futuro»



Curiosità

102 anni di vita, 77 con la stessa auto: il record di un uomo americano

Un regalo di compleanno da parte del padre trasformatosi nell'unione più longeva e fedele tra un automobilista e la sua vetturadi Redazione Drive Up

20 Set 2026 - 08:52





© Foto da web
Oggi siamo abituati a cambiare l'auto ogni tre o quattro anni, complice una tecnologia che invecchia prima ancora di finire di pagare le rate. C'è stato un tempo, però, in cui un'automobile non era un bene usa e getta, ma un compagno di vita destinato a durare per sempre. Nessuno incarna questa filosofia meglio di Allen Swift, un cittadino del Massachusetts che ha guidato, coccolato e curato la medesima vettura per ben settantasette anni consecutivi.
Un regalo per la vita
Tutto ebbe inizio nel lontano 1928. Allen compiva venticinque anni e suo padre decise di premiarlo per essere rimasto a lavorare nell'azienda di famiglia con un regalo d'eccezione. La scelta cadde su Rolls-Royce proprio dopo una visita alla fabbrica di Springfield, dove il giovane Swift rimase stregato dalla precisione certosina degli operai e dai severissimi controlli di qualità su ogni singolo motore. Pagata all'epoca la bellezza di circa 10.900 dollari (l'equivalente di oltre 250.000 euro di oggi), la Phantom I divenne immediatamente la sua auto quotidiana per andare al lavoro, ruolo che ricoprì ininterrottamente fino al 1958.
Un premio unico al mondo
Nel corso dei decenni, mentre il mondo intorno cambiava a velocità folle passando attraverso la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, Allen Swift continuava a percorrere miglia a bordo della sua immacolata "Signora" bicolore. Nel 1994, colpita da un record di fedeltà e manutenzione senza precedenti, la stessa Rolls-Royce volle rendergli omaggio consegnandogli un riconoscimento speciale: lo "Spirit of Ecstasy" scolpito nel cristallo. Un trofeo strameritato per chi aveva macinato oltre 276.000 chilometri trattando la meccanica con la devozione di un orologiaio.
Un'eredità da museo
Alla scomparsa di Allen nel 2005, alla veneranda età di 102 anni, la preziosa Phantom I è stata donata al Wood Museum di Springfield History, dove ancora oggi incanta i visitatori. Guardando questa rara Piccadilly Roadster — dotata di chicche d'epoca come i fari orientabili e l'indicatore di carburante esterno sulla cisterna — si tocca con mano un'epoca in cui l'automobile era pura arte ingegneristica. Un monumento su ruote al fascino dell'auto d'altri tempi e alla passione di un uomo che le è rimasto fedele per una vita intera.





Torna a scuola dopo l'estate passata a fare il pane di notte: «Volevo imparare un mestiere e ho rinunciato alle vacanze. È stato difficile ma so che mi aiuterà per il futuro»




Giovanni Boeri, 18 anni, si è messo alla prova in un panificio a Ferriere (Piacenza) e oggi torna sui banchi per frequentare l'ultimo anno: «Cercavo un lavoretto per guadagnare qualcosa. Dormire il giorno per essere attivo la notte non è stato immediato. Mia madre era poco convinta, ma è stato utile»


Giovanni Boeri ha 18 anni e vive a Piacenza




Il profumo del pane caldo appena sfornato mentre il paese ancora dorme, le luci del panificio accese nel cuore della notte e una scelta controcorrente per un ragazzo della sua età.


Mentre molti coetanei trascorrevano l’estate tra vacanze e tempo libero, il 18enne piacentino Giovanni Boeri ha indossato grembiule e guanti per lavorare al Panificio Cavanna di Ferriere, in Alta Val Nure. Un’esperienza intensa, fatta di notti insonni, fatica e sacrificio che è stata raccontata per prima dal quotidiano online «Il Piacenza».




Il bello, per lui, è stato soprattutto l’esperienza di incontri e relazioni che gli hanno lasciato qualcosa di più di qualche soldo in tasca.


Studente dell’istituto Casali e del Conservatorio Nicolini, Boeri racconta cosa significa mettersi alla prova in un mestiere antico e impegnativo, guardando al futuro con curiosità e ringraziando per i preziosi insegnamenti imparati sul campo.


Come è nata la decisione di trascorrere l’estate lavorando in un panificio e che cosa cercava da questa esperienza?
«Cercavo un lavoretto estivo, ma non volevo soltanto guadagnare qualcosa. Avevo il desiderio di imparare un mestiere vero. Inoltre sto cercando di mettere da parte dei soldi perché il prossimo anno vorrei partecipare alla Giornata mondiale della gioventù a Seul, in Corea del Sud. La mia famiglia ha origini a Ferriere e questo mi ha portato a conoscere la realtà del panificio del paese e a cogliere questa opportunità».


La sua giornata iniziava quando molti ragazzi stavano ancora tornando a casa dalla discoteca. Qual è stata la difficoltà più grande nel lavorare di notte?
«Senza dubbio imparare a dormire di giorno per essere in forma durante la notte. All’inizio è stato molto complicato adattarsi a ritmi completamente diversi da quelli abituali. È un lavoro che richiede costanza, attenzione e una buona capacità di sacrificio, soprattutto per un giovane che non è abituato a questi orari».


Oltre al lavoro pratico, che cosa le ha lasciato questa esperienza dal punto di vista umano?
«Il valore aggiunto più grande sono state le relazioni. In particolare il rapporto con tutti i lavoratori, che mi hanno insegnato ogni aspetto del mestiere pur sapendo che sarei rimasto soltanto per due mesi. I colleghi sono stati fondamentali: persone molto diverse da me, con cui probabilmente non avrei mai avuto occasione di entrare in contatto. Mi hanno insegnato non solo un mestiere, ma anche un modo diverso di vivere e di guardare le cose».


All’inizio amici e familiari erano un po’ scettici. Come hanno vissuto la sua scelta?
«Molti non erano convinti, soprattutto mia madre, che era molto preoccupata. Però ho ricevuto tanto sostegno dai miei amici, dai ragazzi della parrocchia e dai parenti. Alcuni sono venuti anche a trovarmi mentre lavoravo. Sentire la loro vicinanza mi ha aiutato molto ad affrontare i momenti più faticosi».


Adesso tornerà sui banchi di scuola. Guardando al futuro, che cosa si porta dietro da questa estate?
«Non ho ancora le idee chiare su quello che farò da grande. Frequento l’indirizzo sociosanitario al Casali e studio sassofono al Conservatorio Nicolini, quindi sto ancora cercando la mia strada. Però sono certo che questa esperienza mi aiuterà nelle scelte future. È stata molto impegnativa, ma mi ha fatto crescere, soprattutto nel rapporto con gli altri. Non è un lavoro adatto a tutti, ma sono davvero contento di averlo fatto e porterò con me tutto ciò che ho imparato da queste persone».

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