Oltre le 65 medaglie agli europei di. nuoto e di atletica: il Paese reale che lo sport racconta non è quello dei sovranisti
L’identità non si conserva, nasce dall'incrocio e dalla contaminazione
Un ricambio generazionale finalmente . In. …. a chi dice che. Non sono Italiani e. Vedono. Solo. Negli stranieri o peggio. Nei nuovi italiani ( cioè quelli figli di stranieri nati , studiano , lavorano qui hanno colpa di avere un genitore straniero ed essere figli di coppie miste ) . In …. Anche. a chi , fortunatamente una minoranza ma sempre pericolosa , vede in loro tutti i mali del mondo e solo invidia \ gelosia . Infatti ho letto con interesse l’articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera dedicato agli straordinari risultati dell’Italia agli Europei di atletica di Birmingham e di nuoto di Parigi.Europei in ci l'Italia. ha vinto 65 medaglie .
Infatti Cazzullo sottolinea un punto che condivido: forse l’Italia “ufficiale” non si è ancora resa pienamente conto della portata di questi risultati, mentre gli italiani sì.Perché quello che è accaduto in questi giorni va ben oltre il numero delle medaglie.
Nell’atletica abbiamo confermato il primato europeo conquistato due anni fa a Roma, superando a Birmingham anche la Gran Bretagna padrona di casa.
Nel nuoto continuiamo a raccogliere risultati straordinari con campioni affermati e una nuova generazione che sta emergendo con forza.
Non sono successi casuali. Sono il risultato di un movimento.
Dietro i campioni ci sono società sportive, allenatori, tecnici, famiglie, federazioni. Ci sono programmazione, competenza, sacrificio e soprattutto anni di lavoro quotidiano.
Come osserva Cazzullo, atletica e nuoto sono discipline nelle quali contano in modo particolare preparazione, costanza, spirito agonistico e forza mentale. Ed è significativo che proprio qui l’Italia sia diventata una delle grandi potenze europee.
Ma c’è un altro aspetto dell’articolo che trovo particolarmente importante.
Guardiamo i volti e ascoltiamo le storie delle nostre atlete e dei nostri atleti: raccontano l’Italia di oggi molto meglio di tante discussioni sull’“italianità”.
Nadia Battocletti, Larissa Iapichino, Fausto Desalu, Dariya Derkach, Andy Diaz, Sara Curtis e tanti altri hanno storie familiari, origini e percorsi differenti. Tutti insieme rappresentano il nostro Paese e dimostrano quanto l’incontro tra culture e percorsi diversi possa essere una straordinaria ricchezza.
E poi c’è la forza delle donne, protagoniste nell’atletica e nel nuoto come nella ginnastica, nella scherma e in tante altre discipline.
Questi successi ci consegnano quindi anche una lezione che va oltre lo sport.
Il talento è fondamentale, ma da solo non basta. Servono lavoro, serietà, costanza, organizzazione, investimenti sui giovani e capacità di costruire comunità.
E serve un Paese capace di riconoscersi per quello che è diventato: aperto, plurale, fatto di storie e radici diverse che possono ritrovarsi sotto la stessa bandiera.
Questa Italia esiste.
E in questi giorni, a Birmingham e a Parigi, è salita sul gradino più alto del podio. Mentre, purtroppo : << […] La parola magica dei nuovi patrioti è identità. Una parola che funziona solo finché nessuno chiede di definirla. Quale identità italiana, di grazia? Quella di Palermo o quella di Treviso? Il fatto imbarazzante, per chi coltiva la purezza, è che l'Italia è grande esattamente perché ci sono passati tutti: greci, arabi, normanni, spagnoli, austriaci, longobardi e un numero imprecisato di eserciti in ritirata. Le civiltà non nascono dalla conservazione, nascono dall'incrocio.
Sara Curtis questa discussione la liquida in una riga. Non dice "madre africana e padre italiano", come se fossero due mondi da conciliare. Dice: «I miei genitori, due migranti, sono la prima fonte di ispirazione». Due migranti. Uno partito da Benin City, l'altro dal Frusinate. Ha spostato il problema di novanta gradi e lo ha risolto.
A Lublino, in dicembre, dopo l'oro nei 50 dorso si era girata verso gli spalti e aveva gridato: «Mamma, ce l'ho fatta». Sua madre a diciannove anni aveva lasciato la Nigeria per cercare un futuro migliore. Sua figlia, alla stessa età, ha lasciato Savigliano per andare da sola a studiare e allenarsi negli Stati Uniti. Non è una metafora. È la stessa valigia, due generazioni dopo, con dentro qualcosa in più.
Quando sui social le hanno scritto che i suoi record erano nigeriani e non italiani, ha risposto senza retorica e senza chiedere il permesso a nessuno. È nata qui. È cresciuta qui. Ha studiato qui. Nuota o. Corre. per l'ItaliaC'è chi ha fatto dell'identità una professione e passa la vita a spiegarci chi siamo. […] da https://www.facebook.com/alessandro.bianchi.ale qui per l’intero post >> E poi ci sono figli di due migranti che vincono e fanno record rendendoci orgogliosi facendoci dimenticare e vergognare della classe politica che maltratta gli immigrati e le. Generazioni dei nuovi italiani e anche noi che la votiamo o con il nostro astensionismo le permettiamo di andare al potere e fare quello che fanno



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