Gli "effetti collaterali" del femminicidio: perché la storia di Federico Venco riguarda tutti noiMorire di generosità: la violenza di genere che uccide anche chi difende le donne
Ancora. scosso. dala. notizia , vedere. sotto. , sentita. al tg. e.sempre più sconfortato.preferisco. come. ho sempre. fato. nel. due. blog. precedenti. che. a raccontarla sia. qualcuno. che. sappia. gestire meglio di me. le. emozioni. che. tale. fatto. comporta. .
La scelta. è. rkicaduta. su Lorenzo Tosa. ecco. a voi. il. suo intrvento
Quella di Federico Venco è una di quelle storie che fa male anche solo scrivere, raccontare.Ma abbiamo il dovere di farlo.
È la storia di un giovane uomo di 36 anni che non c’è più, morto ammazzato per strada per aver compiuto un gesto di generosità, di umanità.
È accaduto sabato sera a Somma Lombardo, provincia di Varese.
Federico stava guidando la sua moto quando si è accorto di una ragazza in difficoltà sul ciglio della statale del Sempione. Non la conosce, non l’ha mai vista prima. Ma fa la cosa più spontanea e umana che gli venga in mente: si avvicina per aiutarla, darle una mano.
La ragazza sta cercando al buio qualcosa sul ciglio della strada.
Federico accosta, le chiede se ha bisogno di aiuto. Lei risponde che ha un appuntamento al cimitero di Maddalena, ma non trova più il telefono col navigatore, è spaesata.
Federico allora si offre di accompagnarla lui, scortandola in moto nel buio.
Ma quel gesto di generosità gli sarà fatale.
Pochi minuti dopo un uomo di 44 anni ed ex della donna, scambiandolo per il nuovo compagno, lo ha investito e tranciato di netto, facendolo sbalzare per diversi metri nel bosco. Uno schianto spaventoso, che uccide Federico sul colpo.
A bordo dell’auto dell’assassino gli agenti hanno trovato un coltello e un sasso, che non erano per lui ma per lei.
Federico, con quel suo gesto, con la sua vita, probabilmente e inconsapevolmente ha anche salvato la vita della donna.
Federico è stato ucciso con una brutalità e una freddezza inumane, dalla stessa
violenza di genere che provoca i femminicidi. E negare i femminicidi significa anche negare l’omicidio di Federico Venco, non capire nulla di cos’è successo, delle radici di quest’orrore.
Abbiamo il dovere di ricordare chi era Federico. Un uomo perbene, che si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato per la generosità che era parte inscindibile del suo modo di stare al mondo.
Aveva 36 anni e una vita davanti, tantissime passioni, su tutte quelle della montagna e un sogno: acquistare una baita e trasformarla in rifugio.
Un pensiero commosso a lui, alla famiglia, agli amici.
Nessuno dimentichi Federico e nessuno usi questa storia per giustificare l’indifferenza.
Perché è l’esatto opposto di tutto ciò per cui ha vissuto lui, fino all’ultimo istante della sua vita.

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