La storia di Giulia Dragoni, la «piccola Messi» che oggi è diventata la calciatrice italiana più pagata di sempre., Da bulla alle passerelle di Miss Italia: la storia di riscatto di Elisa Vardon.,Yasmine, la ragazza arrivata dal Pakistan che traduce per la Finanza le storie dello sfruttamento


La storia di Giulia Dragoni, la «piccola Messi» che oggi è diventata la calciatrice italiana più pagata di sempre

di Alessandro Vinci

Dall'Ortica al Chelsea, la 19enne acquistata per 500mila euro. Ora dice: «Non smetto di sorridere»


La piccola Messi è diventata grande. La chiamavano già così, Giulia Dragoni, quando a 10 anni si divertiva nei Pulcini della Pro Sesto. Talento da sempre precoce, ancor prima di compierne 17 avrebbe d’altronde esordito in rapida successione prima in Serie A, poi in Nazionale e infine ai Mondiali. E nelle scorse settimane, a 19 anni, ha firmato nientemeno che con il Chelsea, tra i più prestigiosi club inglesi, diventando così la calciatrice italiana più costosa di sempre. Per assicurarsi le sue prestazioni fino al 2030 la società londinese ha infatti corrisposto al Barcellona oltre 500 mila euro (bonus esclusi): ben più dei circa 300 mila pagati l’anno scorso dal Washington Spirit per strappare Sofia Cantore alla Juventus.Cifre irrisorie rispetto a quelle che circolano in ambito maschile, ma che comunque certificano la crescita del nostro campionato. Sì, perché anche la centrocampista classe 2006 nelle ultime due stagioni ha militato in Serie A Women: in prestito alla Roma, con cui ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Mentre ancor prima, appena uscita dal prestigiosissimo vivaio del Barça (lo stesso di Messi, a dimostrazione di come i suoi primi spettatori ci avessero visto lungo), in maglia blaugrana aveva alzato tra gli altri trofei addirittura una Champions League.

I primi tiri in porta

Nata e cresciuta a Milano, con origini materne a Senise (Potenza), Dragoni è figlia di due impiegati nel settore delle telecomunicazioni (la madre è in pensione da giugno). Il suo percorso è iniziato nella scuola calcio Franco Scarioni, zona Ortica, per poi proseguire al Cimiano. A trasmetterle l’amore per il pallone era stato soprattutto il fratello Niccolò, di sei anni più grande. «Mettiti in porta che tiro», le diceva. Fino a quando, un giorno, lei non aveva invertito i ruoli: «Guarda che da adesso tiro io». Ben presto a mettere gli occhi su di lei erano stati quindi sia il Milan che l’Inter, in un autentico derby di mercato giovanile. Alla Pro Sesto, in assenza di una formazione femminile, giocava ancora con i maschi. E puntualmente riusciva a sbalordire. Il segreto? Forse anche un pizzico di scaramanzia, come molti grandi campioni.

Il rito in spogliatoio

Da sempre, infatti, in spogliatoio allaccia prima la scarpa sinistra e poi la destra, facendo i fiocchi all’esterno. Motivo: papà Massimo le diceva che se le avesse allacciate al centro non sarebbe riuscita a calciare bene.
«Effettivamente aveva rubato gli occhi un po’ a tutti, e con la sua fascia rosa tra i capelli faceva la differenza». Parola di Paolo Lupo Pasini, che di lì a poco sarebbe diventato il suo primo mister nelle giovanili nerazzurre. «È la più forte che abbia mai allenato, e per distacco — afferma —. Ricordo ancora il gol con cui ci fece vincere lo scudetto Under-12 del 2018, peraltro giocando sotto età: un gran diagonale all’angolino dopo aver dribblato mezza squadra avversaria».

La riservatezza

Mentre sotto il profilo caratteriale, «era tranquilla e riservata — prosegue —. Non si apriva tantissimo. Nelle attività era invece vivace e iperattiva, non stava ferma un secondo: correva dietro a tutti i palloni, compresi quelli da recuperare lontano. E dava il massimo in ogni esercitazione, tanto che quando era stravolta, veniva a chiedermi se poteva riposare un attimo. Non potevo che adorarla». Nel 2023 l’approdo al Barcellona, con tutto ciò che ne è conseguito anche per lo studio: in Italia frequentava l’Inter College, indirizzo scientifico, poi ha dovuto proseguire in Spagna. Un cambio di vita che l’ha formata al punto da spingerla a tatuarsi sul braccio destro la parola «Atrévete»: «Significa che devi sempre rischiare, in campo e fuori», ha spiegato ai canali ufficiali del suo nuovo club. «Poi ho anche “Gu”, che è come in famiglia ci chiamiamo l’un l’altro, e “Amor Fati”, che significa che devi accettare ogni fase del tuo viaggio, anche le peggiori, perché tutto ne fa parte».

Determinazione fa rima con emozione: «Da quando sono al Chelsea, non posso fare a meno di sorridere. Metterò in campo tutta la voglia che ho di giocare con questa maglia e di imparare dalle migliori». Risultato: gol alla sua prima apparizione con le Blues, in un’amichevole precampionato vinta 7-0 in Nuova Zelanda contro l’Auckland FC. Ma il bello, con ogni probabilità, per l’ex piccola Messi deve ancora venire.


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Da bulla alle passerelle di Miss Italia: la storia di riscatto di Elisa Vardon



fonti. 

Era una bulla. A 13 anni aggrediva e perseguitava altre ragazzine per conquistarsi un posto nel gruppo di coetanei al quale voleva appartenere. Oggi Elisa Vardoni ha 19 anni, fa volontariato con anziani e bambini, gioca a calcio nel Siena femminile in Serie C e sfila alle selezioni di Miss Italia. La sua storia è quella di un percorso di riabilitazione iniziato dopo quegli episodi e concluso a maggio, con una nuova vita costruita tra scuola, sport e volontariato.
Elisa Vardoni: "Ho commesso un errore"
Dopo le denunce delle vittime e l'intervento della polizia, Elisa Vardoni ha affrontato un percorso seguito dalla giustizia minorile. E ora racconta quella vicenda come un grave errore, spiegando di essere stata condizionata dal desiderio di non essere esclusa dal gruppo: "Ho commesso un grave errore, ero quasi plagiata e non volevo essere estromessa dal gruppo e restare sola"
Oggi, mentre si prepara a frequentare il quarto anno di un istituto tecnico e giocaa calcio nel Siena femminile, ha aggiunto alla sua quotidianità anche un'esperienza nuova: le selezioni di Miss Italia. Ha raggiunto la finale di Miss Toscana del 30 agosto, con l'obiettivo di proseguire il percorso nel concorso nazionale.
Elisa Vardoni - missitalia.it

Gli episodi di bullismo
La vicenda che ha segnato l'adolescenza di Elisa Vardoni risale al periodo successivo al Covid. Allora tredicenne, cercava di inserirsi in una compagnia di coetanei. Per essere accettata, ha raccontato, le venne chiesta una sorta di "prova di coraggio". E così fu protagonista di offese e aggressioni nei confronti di altre ragazzine, episodi che vennero filmati e pubblicati sui social.
Le vittime denunciarono quanto accaduto e le famiglie chiesero l'intervento delle autorità. La polizia individuò i componenti del gruppo e scattarono i provvedimenti. Per Elisa Vardoni iniziò un percorso di riabilitazione seguito dalla giustizia minorile.
Il percorso di riabilitazione e il volontariato
Il percorso è proseguito dal settembre 2025 fino a maggio, e ha compreso anche attività socialmente utili. È proprio durante questa esperienza che Elisa ha iniziato a dedicarsi al volontariato. Si è iscritta alla Misericordia di Siena, prestando servizio a favore di anziani soli e bambini. Un impegno che ha deciso di continuare anche dopo la conclusione del percorso di riabilitazione. E ha chiuso le pendenze con la giustizia legate alla vicenda.
La nuova vita tra scuola, Contrada e calcio
Nata a Siena da genitori albanesi e legata alla Contrada del Nicchio (che due giorni fa ha vinto il Palio dell'Assunta), Elisa Vardoni si prepara a frequentare il quarto anno di un istituto tecnico della città. Accanto allo studio c'è il calcio: la 19enne gioca nel Siena femminile in Serie C, una delle passioni che fanno parte della sua vita quotidiana. "Ora la mia vita è fatta di studio, vita di contrada, volontariato e calcio che è la mia passione. Gioco nel Siena femminile in serie C", spiega.
E della sua nuova vita è entrata a far parte anche Miss Italia: durante l'estate ha partecipato alle selezioni regionali di Miss Italia, arrivando alla finale di Miss Toscana del 30 agosto. E ora il suo sogno è quello di arrivare alla finale nazionale.

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Yasmine, la ragazza arrivata dal Pakistan che traduce per la Finanza le storie dello sfruttamento

L'infanzia in Val di Non, poi gli studi e il lavoro come consulente tecnico nelle inchieste sul caporalato: «Sogno di entrare nelle Fiamme Gialle»

Yasmine è nata in Pakistan, è arrivata con la famiglia in Val di Non, in Trentino, che aveva pochi mesi. Famiglia di agricoltori venuta in Italia per trovare lavoro. Oggi Yasmine ha 20 anni, bellissima ragazza occidentale, è cittadina italiana e vuole fare la Guardia di Finanza, «perché mi è sempre piaciuto aiutare le persone, soprattutto quelle sfruttate». Che lei ha incontrato e conosciuto. Infatti, in attesa del concorso a fine anno, dal settembre 2025 lavora come consulente tecnico delle Fiamme gialle nelle inchieste sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati. Fa l’interprete nelle lingue che si parlano in India e Pakistan (hurdu, pastu, punjabi) nel corso degli interrogatori dei lavoratori e traduce i documenti che vengono sequestrati. Oltre alle lingue asiatiche, parla un perfetto italiano con accento “noneso”, inglese e sta imparando anche il tedesco.
«Cerco di aiutare e rassicurare i lavoratori, devo entrare nella loro testa. Sono brava», dice sorridendo orgogliosamente. «Queste persone non sono a conoscenza delle leggi italiane. Quando firmano un contratto non conoscono i loro diritti, così accade che debbano lavorare 14 ore al giorno, tutti i giorni della settimana, senza riposo per solo 900 euro al mese». In questi mesi ha collaborato soprattutto a un’importante inchiesta sulle truffe legate al decreto flussi che anche in Trentino sono molto diffuse. Ci racconta di un ragazzo indiano di 23 anni che «aveva pagato 8mila euro per venire in Italia ma arrivato a Roma non aveva trovato l’azienda che doveva assumerlo. Così è venuto in Trentino, dove per due mesi ha vissuto per strada, senza mangiare. Piangeva. Ora è a Terracina e lavora».
Yasmine ha imparato tanti trucchi dei “padroni”, quelli classici dal Sud al Nord. «Dicono ai lavoratori di scappare quando arrivano i controlli, di negare tutto o che sono al primo giorno di lavoro». Non sono casi isolati, anche in Trentino. «Ho partecipato all’interrogatorio di circa 200 lavoratori indiani. E una volta siamo partiti alle 3 di notte per andare al confine con la Lombardia per perquisire una casa». E le abitazioni sono un altro elemento dello sfruttamento. «In case per 5 persone ne fanno vivere fino a 18-20. E sono proprietari italiani». Yasmine malgrado la giovane età ha preso molto sul serio questo lavoro che è ormai parte della sua vita italiana. «Sono felice, soddisfatta. Non mi sento pachistana ma italiana. Ho amici italiani, vesto italiano, mangio italiano. Non nego di avere una storia diversa da altre ragazze pachistane. Ho difeso la mia libertà». Ma non è sempre stato facile. «Sono sempre stata un po’ rivoluzionaria ma anche io ho subito razzismo, soprattutto da piccola, fino alla scuola media, anche perché allora vestivo in modo tradizionale. Mi prendevano in giro, mi chiamavano “scimmia”. Ma alle superiori è cambiato tutto. La scuola mi ha aiutato, anche grazie a bravi insegnanti». Scuola professionale con indirizzo economico/finanziario, come ad anticipare i suoi attuali desideri. Ora veste occidentale e oltre al lavoro con la Finanza, da due anni fa la cameriera in un ristorante ed è molto apprezzata per come lavora e per la gentilezza. Scelte di libertà anche a costo di tensioni in famiglia, dove i due fratelli più piccoli, nati in Italia, pur molto legati a lei rispettano le tradizioni. «I miei genitori all’inizio erano contrari alle mie scelte ma poi hanno cambiato idea. Esco, mi vedo con gli amici, tutti italiani, e ora mamma e papà, che lavora in un caseificio, si fidano». Così come per il suo desiderio di fare la guardia di finanza. «Hanno capito che voglio aiutare chi è in difficoltà. Ho incontrato tante persone sfruttate e mi è dispiaciuto molto. Li voglio difendere e mamma e papà sono contenti».

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