alghero. dove infiltrazioni mafiose e antimafia. coesistono
vista. la. forte. cultura. antimafia. e della legalità. vedere. articolo. sotto
da il. fatto quotidiano. del 17\8\2026
si tratta solo. dio fare il passo decisivo cioè. denunciare. in. quanto. : << La Procura lavora su prove, su denunce attendibili – avverte Mammone – e per questo serve la collaborazione dei cittadini. I segnali li cogliamo pure noi, ma coi segnali non si fanno processi >>
vedere articolo sotto. sempre. de il fatto quotidiano del 18\8\2026
Alghero, incendi e minacce Ma nessuno denuncia i clan
Attentati e denaro: la città è ormai in mano ai parenti di camorristi al 41-bis. L’appello del procuratore: “Chi sa parli”
realtà facile da leggere ma difficile da dimostrare: << La Procura lavora su prove, su denunce attendibili – avverte Mammone – e per questo serve la collaborazione dei cittadini. I segnali li cogliamo pure noi, ma coi segnali non si fanno processi >>Segnali. chiari peraltro. Denunciati dal Fatto già lo scorso anno, richiamati dai comitati di cittadini e non ultimo dal procuratore generale della Sardegna Luigi Patronaggio, una lunga esperienza nell’antimafia: “Il fenomeno ad Alghero esiste ed è sottovalutato – avverte – così come in Sardegna si registra un divario evidente tra l’illegalità percepita e quella che scaturisce dai dati giudiziari”. La paura di denunciare è palpabile, chi riferisce qualcosa lo fa guardandosi alle spalle. Ma per capire cosa bolle nella città catalana basta un’occhiata: il centro storico e i bastioni antichi, trasformati in una distesa sconfinata di tavolini, sono nelle mani di investitori arrivati dal Napoletano che non hanno badato a spese pur di diventarne i padroni: “Mi interessa il suo locale, la cifra sul contratto la metta lei”, racconta il titolare di un piccolo ristorante. Il problema è che agli aspiranti padroni di Alghero sembra interessare tutto: un giro in centro e un’occhiata alle insegne, cognomi di origine campana per bar, tabacchini, pizzerie. “Posa l’orella (tendi l’orecchio) – suggerisce un vecchio pescatore – qui ormai si parla napoletano”.
realtà facile da leggere ma difficile da dimostrare: << La Procura lavora su prove, su denunce attendibili – avverte Mammone – e per questo serve la collaborazione dei cittadini. I segnali li cogliamo pure noi, ma coi segnali non si fanno processi >>
Segnali. chiari
peraltro. Denunciati dal Fatto già lo scorso anno, richiamati dai comitati di cittadini e non ultimo dal procuratore generale della Sardegna Luigi Patronaggio, una lunga esperienza nell’antimafia: “Il fenomeno ad Alghero esiste ed è sottovalutato – avverte – così come in Sardegna si registra un divario evidente tra l’illegalità percepita e quella che scaturisce dai dati giudiziari”. La paura di denunciare è palpabile, chi riferisce qualcosa lo fa guardandosi alle spalle. Ma per capire cosa bolle nella città catalana basta un’occhiata: il centro storico e i bastioni antichi, trasformati in una distesa sconfinata di tavolini, sono nelle mani di investitori arrivati dal Napoletano che non hanno badato a spese pur di diventarne i padroni: “Mi interessa il suo locale, la cifra sul contratto la metta lei”, racconta il titolare di un piccolo ristorante. Il problema è che agli aspiranti padroni di Alghero sembra interessare tutto: un giro in centro e un’occhiata alle insegne, cognomi di origine campana per bar, tabacchini, pizzerie. “Posa l’orella (tendi l’orecchio) – suggerisce un vecchio pescatore – qui ormai si parla napoletano”.



Commenti