"Non siamo i vostri genitori (e per fortuna)" di. © Cristian A. Porcino Ferrara
L’ennesima aggressione in aula — 13 anni, casco, spray e coltello contro la docente — conferma un sospetto: si scambia la scuola per una discarica emotiva.
A inizio anno ci ripetono la storiella strappalacrime: “Dovete amarli come figli”. No, grazie. Non sono i nostri figli. Noi siamo docenti, non surrogati genitoriali, né valvole di sfogo per le loro alienazioni e frustrazioni selvagge. Ascolto? Sempre. Farci da bersaglio mentre cerchiamo di insegnare le regole? Assolutamente no.
Servono ruoli distinti e confini netti. La verità è che siamo stanchi di questo buonismo zuccheroso e delle famiglie che preferiscono allearsi con i figli pur di sminuire ogni nostro provvedimento. A forza di giustificare tutto, abbiamo trasformato l'indulgenza in una farsa e le aule in trincee.
Riappropriamoci del nostro ruolo. Chi insegna pretende rispetto, non la beatificazione dopo l'ennesima coltellata!
© Cristian A. Porcino Ferrara

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