quando le. case erano. chiuse. La legge di donna Matilde”, di Giampaolo Cassitta. Arkadia editore.
Eccone. Uno stralcio. Preso dall’account. Fb dell’autore.
Da “La legge di donna Matilde”, di Giampaolo Cassitta. Arkadia editore.
La "Maison de la mer", così si chiamava il bordello, era situata nel vicolo delle Canne, un angolo nascosto di Sassari dove i segreti di uomini rispettabili venivano custoditi tra profumi pesanti e tendaggi vellutati. Un nome evocativo e ben scelto: un porto sicuro dove chiunque poteva attraccare, lasciandosi alle spalle il peso della rispettabilità di paese. Antonio non
poteva negare di conoscere bene quella casa. Più di una volta aveva accompagnato il farmacista fino alla porta, approfittando di un passaggio sulla sua fiammante Fiat 500 celeste pallido, un’auto nuova di zecca che Derisu aveva prenotato mesi prima nella concessionaria di Cagliari. Era stata la prima 500 a sfrecciare lungo le curve tortuose che portavano a Roccabuiedda, e l’arrivo dell’utilitaria non era passato inosservato. Gli uomini del paese, come davanti a una bellezza che si presenta per la prima volta, avevano osservato le linee dolci e rassicuranti di quella vettura con un misto di invidia e ammirazione.
«Come una donna, una bella donna», aveva esclamato il dottor Derisu con un tono tra l’estasiato e il compiaciuto, la prima volta che parlò della sua Fiat 500. «Soffice e sicura», aveva aggiunto, accarezzando il volante con un gesto che tradiva più di un semplice attaccamento al mezzo. E fu così che l’automobile, con il suo celeste pallido e le linee dolci, venne subito battezzata "la burrosa" dagli uomini del paese, un soprannome che, con quel sapore malizioso e nostalgico, evocava qualcosa di più della semplice carrozzeria lucida e delle curve aggraziate.
Non era un soprannome scelto a caso, almeno per chi conosceva le vecchie storie del farmacista. Il termine "burrosa" faceva riferimento a Simona la Burrosa, una prostituta di una certa età che Derisu aveva frequentato in gioventù, durante i suoi viaggi a Brescia. Una donna formosa e dall’aspetto materno, che aveva saputo conquistare il giovane Derisu con i suoi modi rassicuranti e la sua pelle morbida come il burro. Simona era stata, per il farmacista, un rifugio sicuro, una di quelle figure che, nel mondo delle case chiuse, rappresentavano la stabilità in mezzo al turbinio della vita. Anche se Simona aveva appeso il corsetto al chiodo da tempo, il suo ricordo viveva ancora tra le pieghe di quella Fiat, nella mente del farmacista, e forse, persino tra le risate e i sorrisi che scambiava con Filingarda e le sue ragazze.

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